Seconda
edizione

1997

 Il verbale della Giuria

La giuria della seconda edizione del Premio Morlotti - Imbersago, riunitasi sabato 19 aprile 1997 alle ore 15, dopo attenta valutazione e approfondito esame delle 112 candidature pervenute, selezionava i 30 finalisti presentati da questo catalogo, che venivano invitati a esporre nella sede espositiva del Comune di Imbersago. I seguenti dieci artisti erano ammessi a concorrere con una sola opera, al posto delle due previste dal bando: Sergio Besutti, Marco Colombo, Daniela Di Leone, Renato Liguori, Qi-Kai Zhang, Sara Rovellotti, Alfonso Siracusa, Egidia Tallarico, Alberto Vigna, Andrea Zucchi.

La giuria riunitasi nuovamente venerdì 2 maggio 1997 alle ore 16 procedeva quindi all'esame diretto delle opere pervenute, pronunciandosi come segue circa l'assegnazione dei premi. Ai due premi ex aequo previsti dal bando, pari a 1 milione di lire ciascuno, ne venivano aggiunti altri due dello stesso importo.

Il Premio Morlotti - Imbersago 1997 è assegnato a Giovanni Frangi per l'opera Tangenziale (1997, olio su tela, cm 100 x 80 - riprodotta in copertina) che, nel solco di una originale ricerca perseguita da anni, meglio interpreta la premessa ideale di questo Premio, proponendo una riscrittura del naturale emozionale negli intenti e negli esiti. Giovanni Frangi riceve la medaglia d'oro del Premio, 3 milioni di lire e l'invito a tenere una mostra personale di tre settimane presso la Galleria Aldo Mari di Imbersago il maggio prossimo, in occasione della terza edizione del Premio.

I seguenti quattro artisti vengono premiati ex aequo con una medaglia d'argento e 1 milione di lire:

Marco Petrus, con l'opera Città per la fine capacità di "analisi poetica". L'artista riceve come riconoscimento extra l'invito a tenere una mostra personale di tre settimane presso la Galleria Aldo Mari di Imbersago nel corso dell'aprile prossimo;

Fabio Maria Linari, con l'opera Aeroporto di notte: per la vibrante elegia dell'altrove resa da una pittura che forma il reale nel crogiolo del colore;

Alessandro Taiana, con l'opera Spatola: per l'abile e stupita esplorazione delle possibilità estetiche del reale;

Velasco, con l'opera Ciclista: per l'efficace interpretazione di un faticoso viaggio dentro di sé e nelle possibilità del segno.

Tutti i premi comportano l'acquisizione dell'opera da parte del Comune di Imbersago per la costituenda Pinacoteca Civica.

La giuria ha deciso infine di segnalare i seguenti artisti: Andrea Carreño, Duilio Lopez, Qi-Kai Zhang, Yasuko Sugiyama e Bruno Zoppetti, ai quali viene donato un saggio di Marina Pizziolo, pubblicato dalla Fondazione Corrente, dedicato alle opere su carta di Ennio Morlotti.


Il catalogo della seconda edizione

Giovanni
Frangi

Tangenziale

1997

Olio su tela

cm 100x80

Giovanni Frangi, nato nel 1959 a Milano, dove tuttora vive. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha alle spalle un lungo e prestigioso curriculum espositivo. A Palazzo Sarcinelli, sede della Galleria d’Arte Moderna di Conegliano, si è appena conclusa una grande mostra dedicata ai suoi paesaggi.

Marco
Petrus

Città

1996

Olio su carta

cm 80x60

Marco Petrus, nato a Rimini nel 1960, vive a Milano dove ha frequentato la Facoltà di Architettura. Ha già alle spalle un lungo e prestigioso percorso espositivo.

Una città vuota, perché contenitore del nulla: il nulla che ha divorato l’animo di chi la abita. L’ordine della geometria architettonica come indispensabile quadrettatura per orizzontarsi nel vuoto, e insieme gelido sigillo tombale calato sul caos vitale della natura. L’uomo non c’è più, è scivolato dietro le quinte: i palazzi, con le occhiaie buie delle finestre, sono i fondali abbandonati di un dramma che si è ormai consumato. La ricerca di Marco Petrus è incentrata da anni sul paesaggio urbano, analiticamente ritratto come a studiarne una via di fuga: i suoi quadri sono i piani di un’evasione scrupolosamente preparata. Il segno pittorico è netto, la luce è la lama tagliente che affila gli spigoli dei paesaggi metropolitani di Edward Hopper.

Fabio
Maria
Linari

Aeroporto di notte

1997

Acrilico su tela

cm 70x100

Fabio Maria Linari, nato a La Spezia nel 1959, vive a Chiari (Brescia). Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, attualmente è titolare della cattedra di Discipline pittoriche presso il L.A.S. di Bergamo. Ha tenuto personali, oltre che in Italia, in California, nell’ex Unione Sovietica e in Austria.

La pista di un aeroporto che conserva nella scia di luce bianca il segno di un decollo, il rinnovato miracolo di quell’apparente dematerializzazione avvenuta non a caso nello spazio delimitato ieraticamente da una fila di pseudocolonne. Torna nella pittura di Linari la metafora del viaggio, il racconto di una giovinezza trascorsa on the road che non conosce la nostalgia, che in senso letterale è il “dolore del ritorno”, ma ha imparato invece ad assaporare il dolore delle partenze mancate, l’elegia dell’altrove. Una pittura accesamente neoespressionista che forma il reale nel crogiolo del colore.

Alessandro
Taiana

Spatola

1995

Olio su tela

cm 80x120

Alessandro Taiana, nato nel 1967 a Como, vive a Capiago Intimiano (Como). Si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Lo spazio del quadro come messa in scena della “vita silente” delle cose. Salgono alla ribalta in ordine di apparizione oggetti eterogenei, mescolati in nome delle leggi banali dell’uso. Le nature morte di Taiana non sono esibizione orgogliosa di belle cose, né imperterrito solfeggio formale, ma stupita esplorazione delle possibilità del reale: istantanee estratte dal mazzo di carte del tempo, capaci di rivelare l’involontario virtuosismo del reale.

Velasco

Ciclista

1994

Acrilico su carta

cm 49x59

Velasco Vitali è nato nel 1960 a Bellano (Lecco), dove vive. Nel 1989 ha tenuto una personale alla Galleria d’arte moderna di Conegliano, tappa significativa di un già lungo e prestigioso curriculum espositivo. A Milano, alla Galleria Appiani, si è appena conclusa una mostra che ha tenuto con Frangi, Petrus e Pignatelli sul tema della città.

Una pagina di quella che Velasco chiama “la grande epopea del ciclismo”. Un tema che ha esplorato con una serie di intense tavole che hanno
illustrato un’edizione numerata del libro di Giovanni Testori Il dio di Roserio. Velasco ha sempre coltivato una grande passione per il ciclismo: con la sua mitologia di fedeltà gregaria e di finale duello plebeo. Quello del ciclista è un viaggiare anomalo: a testa bassa, chiuso in una fatica che cancella il fluido trascorrere delle cose per donare invece i lampi di un’occhiata di scorcio. Un faticoso viaggio dentro di sé, reso con una pennellata allucinata che corre leggera come una carezza.

Sergio
Besutti

San Giorgio (da Tintoretto)

1996

Olio su tela

cm 135x112

Sergio Besutti, nato a Monza nel 1957, vive a Barzago (Lecco). È laureato in Storia dell’arte.

È nel desiderio di ritrovare nella pittura una dimensione narrativa la chiave di lettura di questo dipinto. L’iconologia di San Giorgio vittorioso sul drago con a terra il Cristo morente (ripresa dichiaratamente da Tintoretto) viene complicata dall’entrata in scena di una figura femminile. Lo scontro a cui siamo chiamati ad assistere è quello tra il mondo delle tenebre e quello della chiarità, tra quello dell’infanzia popolato dai draghi e quello dell’età adulta abitato da uomini e donne, tra la favola e il reale. Al centro di questa cesura che attraversa diagonalmente il dipinto è la figura del Cristo, che nella sofferenza dell’agonia urla l’impossibile unione tra umano e sovrannaturale. Il linguaggio utilizzato da Besutti è quello di una figurazione stenografica nel segno e nel colore: il descrittivismo è superato dall’esigenza di rapida connotazione.

Leonardo
Canella

Lontano ricordo

1997

Acrilico e olio su tela

cm 41x44

Leonardo Canella, nato a Bologna nel 1971, vive a Ferrara. Frequenta il quarto anno dell’Accademia di Belle Arti di Bologna ed è laureando in lettere moderne.

Secondo il portato verbale del titolo sarebbero i fili della memoria a costituire la trama di questo dipinto. L’indeterminatezza dell’immagine non è però quella della lontana prospettiva temporale. I soggetti di questo apparente racconto della memoria non sono immersi nella nebbia del tempo, hanno invece l’indecifrabile finitezza di una forma possibile, ma non per questo reale. La campitura marginale è il sipario alzato su un teatro dell’assurdo, giocato sui toni della patafisica, la “scienza delle soluzioni immaginarie” ideata da Jarry. Il segno ritrova la grafia incerta dell’infanzia, l’immagine esprime una giocosa fanciullezza esaltata dall’antiretorica del piccolo formato. Un incantato frammento dell’impossibile.

Andrea
Carreño

Cortile di notte

1997

Acrilico su tela

cm 170x170

Andrea Carreño, nata a Santiago del Cile nel 1969. Laureata in Belle Arti, svolge l’attività di pittrice a Santiago e Milano.

Il quadro come limite varcato di uno spazio altro: un’alterità che la consuetudine degli oggetti non basta a cancellare, anzi è proprio l’apparente normalità delle cose a generare un senso di inquietudine. Spazio vuoto, ma recante i segni di una presenza umana, scivolata oltre. Una visione grandangolare accentuata da una deformazione prospettica che sfaccetta l’immagine lungo le linee di piani dall’ortogonalità scardinata. L’invisibile protagonista delle opere di Andrea Carreño è proprio l’assenza: è il vuoto che rimbalza nel gioco di specchi delle pareti. La ricchezza definitoria è espediente barocco per rendere il devastante avanzare del nulla.

Roberto
Casiraghi

Attività

1996

Olio su tela

cm 100x60

Roberto Casiraghi, nato a Milano nel 1957, vive a Bettola di Calvignasco (Milano). Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, è assistente alla cattedra di Pittura presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Ha senso parlare di assenza dell’immateriale? Eppure la ricerca che Casiraghi conduce da qualche anno attraverso il ciclo delle Attività è incentrata proprio su uno smottamento dell’invisibile. Sono opere ellittiche: il corpo evanescente che ha impresso la propria impronta sulla superficie della tela è fuori dello spazio del quadro. Il colore si addensa disegnando il percorso di un profilo che delimita ormai il vuoto. Non un esercizio segnico, però, ma una tensione verso la forma: volutamente non verbalizzabile.

Marco
Colombo

Il sogno arcano

1997

Olio su tela

cm 50x70

Marco Colombo, nato a Merate nel 1963, vive a Calco (Lecco).

Un luogo interiore in cui vanno accumulandosi, ordinati dalle imperscrutabili leggi dell’afflusso alla memoria, relitti qualsiasi. Un accumulo arcano che richiama le spiagge atemporali di De Pisis, illuminate dalla stessa luce, e per la disposizione casuale degli oggetti, invece, le composizioni di Tomea, che rifiutano di ordinarsi spazialmente secondo le banali leggi dell’armonia. Una pittura che esibisce ancora il gusto per i rapporti tonali, in una felice coniugazione di segno e colore.

Vincenzo
Cosenza

Testa d'uovo

1996

Tecnica mista su carta

cm 97x136

Vincenzo Cosenza, nato a Pozzuoli (Napoli) nel 1967, vive a Poggiomarino (Napoli). Si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Una solarità mediterranea riesce a tratti a squarciare il buio che si addensa nelle masse figurali e preme lungo i profili del quadro. L’opera si definisce per asserzioni subito negate, e come la luce nega il buio, il segno nega il gesto. Infatti, sul residuo di un gesto pittorico aggressivamente espressionista, il segno ricama tracciati lievi, incerti, ripensati, delimitando sempre uno spazio nello spazio del quadro, un’immagine nell’immaginato. Un argine delicato, graffito contro la pressione del colore. Un’opera in bilico tra valori surreali e simbolici, che vive sulla percezione inquieta dell’immane pesantezza dell’essere.

Daniela
Di Leone

Presenze

1997

Olio e foglia d'oro su carta

cm 70x50

Daniela Di Leone, nata a Gorla Minore (Varese) nel 1974, vive a Cassano Masnago (Varese). Frequenta il terzo anno di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Como.

Uno spazio asintattico, impaginato lungo un moto diagonale discendente, che fa precipitare i bagliori dell’oro fino a coinvolgere in questa caduta la figura tracciata con il bianco. Convulsa trasfusione di luce, alla presenza impassibile e assorta del rosso e del blu. Uno spazio mentale, animato da un segno inquieto.

Antoanetta
Duic

Mare magia I

1996

Olio su tela

cm 60x40

Antoanetta Duic, nata a Zagabria nel 1958, vive da qualche anno a Carnate (Milano). Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Belgrado.

Il mare come metafora del silenzio, necessario preludio per giungere alla scoperta dei tesori nascosti dell’interiorità. L’ostrica sembra nascondere il buio dentro di sé, invece la valva dischiusa risplende di riflessi di madreperla. Nel segno di una poetica minimalista, Antoanetta Duic punta lo sguardo su un aspetto del reale banalizzato dall’usura del quotidiano, ma che rivela straordinarie valenze se decontestualizzato.

Alessandro
La Motta

Frontiera

1996

Olio e bitume su tavola

cm 100x70

Alessandro La Motta, nato a Rimini nel 1966, dove vive. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, divide la sua attività tra pittura e scenografia. In collaborazione con il poeta Mario Luzi ha realizzato in febbraio un’edizione in litografia a tiratura limitata.

Una materia incandescente, lavica che si dispone secondo i tracciati apparentemente consueti del paesaggio: un paesaggio le cui linee di costruzione sembrano infatti poter fluttuare, sprofondando nel ribollire magmatico del bitume, squarciato da improvvisi lampi di bianco e di giallo. Un paesaggio primordiale che ondeggia tempestosamente fino alla linea dell’orizzonte, bruciata da una luce fredda. La Motta persegue tenacemente una pittura tattile, in cui la densità del colore è misura dell’opacità greve delle cose.

Renato
Liguori

Come natura crea

1997

Acrilico su tela

cm 50x70

Renato Liguori, nato a Benevento nel 1981, vive a Bergamo dove frequenta il secondo anno del liceo artistico.

La carica ludica di tante immagini della transavanguardia si fonde in questo dipinto con l’immediatezza espressiva del fumetto e dei graffiti metropolitani. Un ponte si spezza e si inabissa sotto le ondate di un’alluvione che travolge ogni cosa, ma non è una disgrazia: è il ritorno a un equilibrio turbato. Quella dell’acqua non è una cancellazione rabbiosa: è la correzione prevedibile, ma inevitabile, di un errore umano.

Duilio
Gabriel
Lopez

Le muse

1996

Olio su tela

cm 200x120

Duilio Lopez, nato a Buenos Aires nel 1959, vive a Blevio (Como). Diplomato in Disegno e Pittura all’Accademia di Belle Arti di Buenos Aires.

La consuetudine di una stanza, l’atelier del pittore: sfondo reale del dipingere divenuto a un tratto, come in un gioco di specchi, soggetto dell’immaginare. La tranquilla attesa della modella, dal volto invisibile, e l’assorta presenza del gatto: muse inquietanti che riempiono il vuoto della stanza. Il bianco del gatto a fare da contrappunto al nero della stufa, acquattata in fondo. Duilio Lopez è un pittore che usa il reale come schermo su cui proiettare la propria storia: le cose stanno oltre quello schermo con l’illusorietà delle ombre di un teatro cinese.

Francesca
Magro

La sposa guarita

1991

Tecnica mista su tela

cm 135x100

Francesca Magro, nata a Bergamo nel 1958, vive ad Arese (Milano). Ha frequentato i corsi di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Brera e attualmente è titolare della cattedra di Discipline plastiche al Liceo Artistico U. Boccioni di Milano.

Una figurazione che procede per approssimazioni di volumi, che si impilano uno sull’altro, senza innestarsi, come carte da gioco che in equilibrio precario salgono a disegnare un’idea di casa. O in questo caso di figura, come il titolo specifica, lanciando una suggestione fiabesca. L’impianto solidamente plastico è accentuato dall’uso del colore steso a campiture uniformi, che ritrova la profondità dell’ombra solo per linee nette e in funzione della resa del volume. Quella di Francesca Magro è una riduzione del reale a reticolo volumetrico del divenire: una geometrizzazione - la cui ordinarietà è divelta però dalla costante attenzione alla figura - che non attinge alla memoria, ma a una personale poetica della forma.

Daniela
Musa

Nuvole di pioggia

1996

Tecnica mista su carta

cm 130x100

Daniela Musa, nata nel 1973 a Como, dove vive. Frequenta il terzo anno di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Como.

Un frammento del visibile che acquista le valenze di una dimensione altra, perché improvvisamente rivelato dallo strappo della carta che lo ricopriva. Uno strappo che ha il valore dell’apertura di un varco nella dimensione del solito, trasformando le nuvole di pioggia in evento. Non resta che scivolare dietro lo specchio.

Gilda
Pezone

Frammento lirico

1997

Tecnica mista su carta

cm 150x100

Gilda Pezone, nata a Lecco nel 1973, vive a Mandello del Lario (Lecco). Frequenta il quinto anno del corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Una superficie dove il bianco cancella ogni connotazione spaziale, per tentare la vertigine del vuoto: su questa base interviene il colore, un riflesso rosato che progressivamente si addensa in un’ombra scura senza semantizzarsi, senza raggiungere la banalità dell’evidenza definitoria. Gilda Pezone accorda la sua pittura ai toni di una libera poesia della visione. Il portato emozionale del colore e quello “sintattico” del segno si dispongono in un ordine che non è quello del tradizionale alfabeto visivo: un ordine che, forte della sua capacità di persuasione, tenta i labirinti dell’io.

Marilena
Presti

Paesaggio

1997

Acrilico su tela

cm 80x80

Marilena Presti, nata nel 1975 a Tradate (Varese), vive a Venegono Superiore (Varese). Frequenta il terzo anno di Pittura all’Accade-mia di Belle Arti di Como.

Il paesaggio come necessità di un referente oggettivo alla stesura vibrante del colore, che gioca nella trasparenza delle carte incollate sopra la tela. Una ricerca sulle valenze emozionali del colore, sulla trama della superficie pittorica, condotta con la grazia della giovinezza.

Qi-Kai
Zhang

Modo di esistere

1996

Tecnica mista su carta

cm 150x300

Qi-Kai Zhang, nato nel 1967 a Pechino (Cina), vive a Milano. Dopo essersi laureato in pittura all’Accademia di Belli Arti di Hang-Zhou (Cina), ha ottenuto una borsa di studio per seguire un corso biennale di specializzazione d’Arte liturgica presso la Scuola Beato Angelico di Milano. Dal 1995 studia all’Accademia di Brera.

Una partitura che scandisce i tempi della vita e quelli della morte. Una metafora dell’esistere che pulsa nell’alternanza di buio e luce, di sconforto e di leggerezza dell’essere. Una drammatica metafora legata alla spiritualità e alla cultura artistica occidentale che Qi-Kai Zhang ha assimilato, volato ormai lontano dalla imperturbabile filosofia orientale della ciclicità della vita.

Gianluigi
Rocca

Chiari di luna

1991

Olio su tavola

cm 42x60

Gianluigi Rocca, nato nel 1957 a Larido (Trento), vive a S. Lorenzo in Banale (Trento) e a Milano. Insegna tecniche dell’incisione all’Accademia di Brera e ha ottenuto numerosi riconoscimenti nel campo dell’incisione.

Onde di un mare che il tempo ha pietrificato, ma che conservano in quell’accavallarsi che sale a chiudere l’orizzonte la memoria della tempesta che le ha sollevate dal cuore di fuoco della terra. Un segno rivelato da un colore dalla stesura sottile, che esibisce nelle striature lasciate dal pennello la memoria del gesto incrociato del tratteggio. La montagna incantata di Gianluigi Rocca è la diga eretta ad argine delle tempeste del cuore.

Sara
Rovellotti

Veduta d'Aprica

1996

Olio su tela

cm 70x50

Sara Rovellotti, nata nel 1976 a Borgo Sesia (Vercelli), vive a Ghemme (Novara). Frequenta il terzo anno di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Una natura ritrovata: senza sovrapposizioni intellettualistiche, senza imposizioni di letture trasversali. Una ritrovata gioia del guardare per assaporare la scoperta del vedere. Un colore magro, un segno rapido e ritornante, nell’urgenza di un’impressione colta al volo.

Antenore
Rovesti

Pasta e avanza

1995

Olio su tela

cm 85x95

Antenore Rovesti, nato nel 1958 a Parma, vive a Fontana (Parma). È attivo anche nel campo dell’organizzazione di manifestazioni artistiche.

Il background della ricerca di Rovesti è costituito senza dubbio dalla pop art, con la sua disincantata analisi della mitologia consumistica, e dall’iperrealismo con le sue macrofotografie tese alla scoperta del visibile, ma non per questo evidente. La sua indagine però va oltre: con ironia. Tramontata l’euforia consumistica degli anni Sessanta e quella edonistica degli anni Ottanta, oggi il capitalismo vive il nonsense degli hard discount, della falsa concorrenza a se stesso. Nel titolo di questo dipinto è il paradosso di una generazione che per morire di fame ha imparato l’anoressia, una generazione che vive di sprechi necessari. In un sistema che continua a sopravviversi, fingendo di cambiare forma, l’unica è cambiare i formati. Della pasta.

Alfonso
Siracusa

Figura alienata

1987

Olio su tela

cm 120x80

Alfonso Siracusa, nato nel 1963 a Siculiana (Agrigento) dove vive. Ha compiuto gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e ha alle spalle un lungo e prestigioso curriculum espositivo.

L’angoscia del pieno, sul punto di traboccare nel troppo. Una figurazione stravolta, coloratissima, iperdecorata che oppone alla voragine
del vuoto l’affastellamento quasi barocco di un segno che fiammeggia. Siamo lontani però dalle maschere deformi e urlanti di Bacon, ormai l’angoscia è la nostra compagna di strada. L’albero più verde è
quell’arbre magique che ci oscilla davanti al naso, appeso allo specchietto retrovisore.

Yasuko
Sugiyama

Fiori

1994

Tecnica mista su tela

cm 30x120

Yasuko Sugiyama, nata nel 1961 a Chiba (Giappone), vive a Carrara e a Milano. Dopo la laurea in Pittura all’Università di Belle Arti Musashino di Tokyo (Giappone), ha accumulato una notevole esperienza espositiva sia in Giappone che in Italia.

Petali che si dipanano in una crescita accelerata, frusciante. Corolle sospese sulle onde di un’acqua chiara che riflette il vorticoso turbinare delle nuvole. “Sempre voglio esprimere un’energia che è nell’universo: il vento e l’acqua che scorre sono energie, ma lo è anche il fiore che cresce, il germogliare della vegetazione”. Per Sugiyama l’energia che sta alla base della vita è il flusso incessante di un vortice: la morte è solo il nome di un punto sul cerchio della vita che ruota gaiamente indifferente sui frammenti dell’essere. Una pittura che, nel solco della tradizione orientale, ritrova la sinuosa eleganza del segno.

Egidia
Tallarico

Interno

1997

Olio su tavola

cm 80x60

Egidia Tallarico, nata nel 1975 a Lecco, vive a Calolziocorte (Lecco). Frequenta il terzo anno di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Non una cognizione, ma una ricognizione del reale questa esplorazione dell’interno di un’aula di pittura. Alla ricerca di un proprio lessico elementare. Un prendere le misure alle cose lasciandole dove sono, senza aspirarle nel gorgo della necessità di equilibrio armonico dei vuoti e dei pieni, del disegno dello spazio. La voragine della noia si riempie da sé perché il tempo, anche quando sembra fermo, passa.

Alberto
Vigna

Uomo insediato nella natura

1997

Acrilico su tela

cm 50x40

Alberto Vigna, nato nel 1981 a Lecco, vive a Robbiate (Lecco). Frequenta il secondo anno del Liceo artistico di Bergamo.

La casa dell’uomo è un dardo che ha trafitto la terra: una casa trafitta di buchi in cui stanno acquattati gli uomini. Nel verde attorno danzano gli elfi e aspettano: quegli uomini piccoli piccoli dovranno pure uscire. L’ombra nera della casa ruota sul verde con le ore che passano, pesante meridiana che misura un tempo che le sopravviverà. Ironia beffarda dell’ecologia: scienza esatta di un’autodistruzione programmata.

Bruno
Zoppetti

Blue

1995-97

Olio su tela

cm 105x127

Bruno Zoppetti, nato nel 1961 a Seriate (Bergamo), vive a Milano. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha insegnato Discipline pittoriche al liceo artistico di Lovere per poi dedicarsi completamente alla pittura.

Un segno graffito che tenta i profili delle cose senza azzardarne i nomi, nella suggestione di una storia inventata popolata di ombre. La lunga stesura, compiuta a più riprese nell’arco di due anni, suggerisce di cercare nella sovrapposizione del segno, nello spessore del colore, una sorta di stratigrafia della memoria. Geroglifici dell’animo in dissolvenza nel blue.

Andrea
Zucchi

Monaco tibetano in meditazione

1996

Olio su tela

cm 100x80

Andrea Zucchi, nato nel 1964 a Milano, dove vive. Dopo un esordio nel segno dell’astrazione la sua pittura è virata nei modi di una nuova figurazione. Nel 1996 è stato selezionato con altri nove artisti per la mostra su La giovane figurazione italiana tenutasi a La Posteria di Milano e alla Tour Fromage di Aosta.

Una compiuta rappresentazione del mistero del silenzio. Il monaco è assorto, gli occhi chiusi: sarà per questo, perché non dobbiamo subire l’invadenza del suo sguardo, che ci ritroviamo accanto a lui. Figura totemica che oppone all’orizzontalità convulsa dell’azione la verticalità del pensiero. Il mistero è quello della pratica dimenticata del silenzio, lo sguardo puntato sul nulla. Zucchi ha dipinto un’opera implosiva, un gorgo che ci trascina oltre la definizione dell’immagine, in un luogo lontano, in uno spazio da percorrere in silenzio. Finalmente in ascolto.

 

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