Sesta
edizione

2001

Il consueto incontro di maggio con l’arte

Siamo giunti, con il nuovo millennio, a vivere la sesta edizione del concorso di pittura Morlotti-Imbersago come un appuntamento che oramai cadenza il nostro impegno culturale nei confronti della nostra comunità e della comunità dei giovani artisti.

L’invito che da questo piccolo paese della Brianza rivolgiamo annualmente ai pittori perché si confrontino lealmente con le differenti tecniche ma, soprattutto, con i diversi messaggi, trova orecchie sempre più attente e sensibili, testimonianza del rilievo che il concorso voluto dalla nostra Amministrazione ha saputo conquistarsi in un mondo pieno di stimoli e richiami culturali.

Anche se in forma che può essere ritenuta arida, le cifre possono, senza alcun dubbio, essere un indicatore significativo dell’interesse con cui il mondo dei giovani pittori guarda al nostro paese e al concorso che si ispira alla figura del nostro grande “concittadino onorario”.

Dai 112 partecipanti dell’edizione 1997, si ha un costante crescendo che porta a toccare negli anni successivi, 160 artisti nel 1998, 200 nel 1999, 300 nel 2000, fino a giungere a oltre 400 pittori che hanno inviato le loro opere per partecipare alla pre-selezione di questa ultima edizione del 2001.

Tutto questo sta a significare che il dibattito culturale che la nostra iniziativa ha saputo promuovere nel mondo della pittura contemporanea ha superato i confini della nostra zona e di qualche ristretto circolo per diffondersi in una molteplicità di direzioni, attraverso riviste specializzate e momenti di dibattito che coinvolgono le varie correnti pittoriche.

Appare non secondario sottolineare il rapporto che si è instaurato tra tanti artisti e la nostra Amministrazione; la nostra iniziativa culturale, aperta al diversificato mondo dei giovani artisti, viene considerata di estrema rilevanza da parte dei pittori concorrenti, che, nella selezione e nel successivo inserimento nel catalogo del Premio Morlotti-Imbersago, vedono un esplicito riconoscimento del valore delle loro opere e, in tanti casi, un primo e fondamentale “passo d’ingresso” nel “cenacolo degli artisti”: questo può essere evidenziato seguendo l’evoluzione del cammino artistico dei pittori (vincitori o segnalati), sia attraverso le riviste d’arte attente a evidenziare l’iter artistico delle nuove generazioni, sia attraverso il dialogo epistolare o multi-mediatico che si è instaurato tra la nostra Amministrazione e i singoli artisti che hanno legato il loro nome al nostro Premio.

In più di un caso abbiamo felicemente assistito alla progressiva e costante affermazione della creatività dei “nostri” pittori, osservando la crescita dell’interesse con cui sono seguiti dalla critica, dalle riviste specializzate e dal mondo dell’arte.

A questo si è giunti grazie all’impegno della giuria che ha sempre saputo individuare, nella molteplicità delle presenze, i volti più significativi dell’arte.

Si rinnovano pertanto i ringraziamenti al Maestro Ernesto Treccani, impareggiabile Presidente, alla signora Morlotti e alla nostra Marina Pizziolo; nel contempo ricordiamo con gratitudine e affetto tutti coloro che, con le loro donazioni e il loro lavoro, sostengono il nostro impegno culturale, aiutando la nostra Amministrazione a tenere aperto un dialogo tra la nostra piccola comunità e il complesso e articolato mondo della moderna arte pittorica: a questo, ci auguriamo, possa dare il suo contriubuto anche questo modesto catalogo, che accompagna la mostra (sintesi delle risultanze della partecipata sesta edizione del nostro affermato premio Morlotti-Imbersago) verso le case di ciascun cittadino del nostro paese.

IL SINDACO
Filippo Panzeri




Il tempo è una fragola

Rossa e matura. Il tempo è senza dubbio la più affascinante delle dimensioni che racchiudono la nostra esperienza. Assolutamente intangibile, completamente mentale. L’accelerazione del tempo che la nostra società propone e impone non può che esaltare il valore degli anni, dei giorni, delle ore che passano. Esaltarlo per l’esasperata, percepita sensazione della loro caducità, che però assurdamente non sembra determinare altro che l’edonistico desiderio di un consumo profondo, esclusivo, immediato. Un consumo la cui rapidità pone il rischio di consegnare poco o nulla dell’attimo alla storia. L’età dell’uomo si allunga e si allungano le singole età. Infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, senilità vengono suddivise in nuove fasce esperienziali. L’assenza di una precisa cognizione del disegno della nostra storia, di una storia che si compie ormai troppo rapidamente, determina il nostro destino di catalogatori.

Torniamo indietro solo di cinquant’anni. E immaginiamo un premio di pittura rivolto ai giovani, come il nostro. Avrebbe mai potuto rivolgersi a uomini e donne fino ai quarant’anni? Non credo proprio, e non solo perché la generale aspettativa di vita era di poco superiore. Ma perché a quarant’anni un artista aveva già prodotto le sue opere migliori, aveva concluso da tempo la fase della ricerca e aveva avuto modo di esprimere compiutamente quanto aveva trovato. Le fasi dell’esistenza sincopate, l’avvertita incertezza circa il vivere e la sua durata, determinata dalla gravità dei tempi storici, imponeva di accelerare il proprio tempo, la propria vita. Boccioni dipinse La città che sale a ventotto anni. Schiele morì esattamente alla stessa età, lasciando decine e decine di capolavori. Aligi Sassu dipinse la sua straordinaria saga degli Uomini rossi a diciotto anni, ma già due anni prima aveva partecipato alla Biennale di Venezia. E, tanto per restare nell’ambito del movimento di Corrente, quando fu scattata la fotografia in bianco e nero che è pubblicata a piena pagina in fondo a questo libretto, foto che ritrae tre ragazzi in via della Spiga, a Milano nel 1940, Ernesto Treccani (il giovane che appare al centro) aveva solo vent’anni. Due anni prima aveva fondato un giornale, per due anni l’aveva diretto avendo come collaboratori i maggiori intellettuali del suo tempo, aveva già scritto testi teatrali, aveva dipinto. Era un uomo. E basta guardare quella vecchia foto per capirlo.

È il paradosso dell’epoca che viviamo. Più il tempo si dilata, più l’accelerazione tecnologica affretta i tempi del mutamento in ogni settore della nostra attività, più il nostro tempo, il tempo vero, quello scandito dai nostri atti, rallenta. Perché se si allunga la mia aspettativa di vita, se ragionevolmente ho motivo di credere che tale aspettativa non può che aumentare, se vivo in una società che a quarant’anni mi considera un giovane promettente, allora il rischio è di non crescere mai e quindi di non iniziare mai a vivere veramente, a creare veramente. Il problema è grave. Perché, oltretutto la giovinezza non è una specie, ma uno dei generi del tempo. Essere giovani più a lungo non concede più occasioni di una volta. Perché ci sono anche molti più giovani. E la piramide sociale, al vertice, ha sempre lo stesso numero di posti. E, soprattutto, dietro ai giovani di oggi preme la sconfinata pattuglia dei giovani di domani e di quelli di dopodomani. E se la soglia dell’età adulta sembra spostarsi sempre un po’ più in là, è anche vero che una volta varcata non ammette ritorni, e dall’altra parte ci attende solo il campo minato della maturità: che non ammette deroghe, né scusanti, ma opera solo sul principio di una presunzione di colpa, misurata col metro corto del successo.

La questione, dunque, è spendere bene la propria giovinezza. Consapevoli del fatto che l’aspettativa di vita, la quantità del nostro tempo, per giunta solo presunta, non può essere barattata con la sua qualità, in un’inaccettabile e insostenibile equivalenza tra esistere e riuscire a essere. L’arte è solo uno dei campi dove si gioca la partita. Una partita senza esclusione di colpi e che terminerà, come tutte le partite, con un verdetto insindacabile. Ecco perché, anche quest’anno, nel giudicare le opere in concorso, non abbiamo tenuto conto dell’alibi della giovinezza o dell’attenuante della sperimentazione, ma abbiamo applicato le leggi severe del risultato: le uniche valide nel tribunale della vita. L’unico che non concede appello.

Marina Pizziolo




Il verbale della Giuria

La giuria della sesta edizione del Premio Morlotti - Imbersago, formata da Ernesto Treccani (pittore - presidente), Marina Pizziolo (critico d’arte - direttore artistico), Antonello Negri (critico d’arte), Giancarlo Consonni (poeta), Piero Leddi (pittore), Chiara Bonfanti (assessore alla cultura della Provincia di Lecco), Filippo Panzeri (sindaco di Imbersago), con la presidenza onoraria di Anna Morlotti, dopo attenta valutazione e approfondito esame delle 436 candidature pervenute, selezionava i 30 finalisti presentati da questo catalogo, che venivano invitati a inviare le loro opere per la mostra da allestire nella sede espositiva del Comune di Imbersago.

La giuria, riunitasi nuovamente sabato 21 aprile alle ore 15, procedeva quindi all’esame diretto delle opere pervenute, pronunciandosi come segue circa l’assegnazione dei premi.

Il Premio Morlotti - Imbersago 2001 è assegnato a Matteo per l’opera Ritratto (1997, olio su tela, riprodotto in copertina) che meglio interpreta la premessa ideale di questo Premio, per l’originale rivisitazione del genere del ritratto. Matteo riceve la medaglia d’oro del Premio e 6 milioni di lire. Il dipinto resta di proprietà del Comune di Imbersago e troverà collocazione nella costituenda Pinacoteca Civica.

I seguenti due artisti vengono premiati ex aequo con 3 milioni di lire ciascuno e una medaglia d’argento.

Andrés David Carrara con l’opera Palazzo: per la riuscita sintesi del dialogo tra ombre e luci.

Nicola Samorì con l’opera L’appartenenza a sé (dinamismo gitano): per l’intensa interpretazione di una figura nello spazio.

La giuria ha deciso inoltre di segnalare i seguenti artisti: Patrizia Buldrini, Angelo Colagrossi, Laura Pugno, Paolo Tempera e Fernando Zucchi..


Il catalogo della sesta edizione



Le immagini dell'inaugurazione





Gli artisi premiati con il Sindaco Filippo Panzeri, Marina Pizziolo e Chiara Bonfanti


Matteo

Ritratto

1997

Olio
su tela

cm 130x110

Matteo, nato a Torino nel 1972, vive a Bologna. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna ha iniziato un lungo percorso pittorico ed espositivo incentrato sul tema del ritratto. All’attività pittorica affianca quella di scenografo e illustratore.

Sito Internet personale:
http://web.tiscalinet.it/matteo_art

Andrés David Carrara

Palazzo

2001

Olio su tavola

cm 80x80

Andrés David Carrara, nato nel 1973 a La Plata, in Argentina, vive a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Dopo il diploma in scenografia conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha maturato un lungo e prestigioso curriculum espositivo.

La ricognizione del reale spinta ai margini del vero: là dove l’incanto della visione gioca a ripercorrere il confine che separa l’apparenza della realtà dal sogno. Tra buio e luce divampa l’arcana lotta che è all’origine di ogni apparire. Un linguaggio pittorico che assapora sconfinamenti involontari nel territorio dell’irrealtà.

Nicola
Samorì

L’appartenenza a sé (dinamismo gitano)

2000

Olio su rame

cm 80x60

Nicola Samorì, nato a Forlì nel 1977, vive a San Pietro in Trento, in provincia di Ravenna. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha al suo attivo la partecipazione a numerose esposizioni.

Il dialogo con la realtà avviene in primo luogo attraverso il corpo: esile e potente diaframma interposto tra la percezione di noi stessi e il mondo. Il corpo è dunque il luogo dell’essere, ma grazie al movimento è anche il divenire, inteso come mutazione dell’essere nel tempo. La virtuosa pittura di Samorì appunta la sua indagine sul corpo, scrutato come vortice di energia vitale.

Walter
Bortolossi

Science - Decifrata la mappa del genoma umano - april 2000

2000

olio su tela

cm 120 x 100

Walter Bortolossi, nato nel 1961 a Basilea, in Svizzera, vive a Colugna in provincia di Udine. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e ha già all’attivo numerose esposizioni, sia personali che collettive.

Un’opera che, in una fantomatica grafica editoriale, gioca a denunciare il viaggio intrapreso all’interno dell’uomo. Craig Venter come Vasco de Gama, pioniere che armato di mappa parte alla scoperta di un mondo nuovo, dove le cellule sono ecosistema perfetto. Come lo erano quelle isole lontane oggi divorate dal discount dei viaggi last minute.

Patrizia
Buldrini

Sonia (dark)

2000

Olio su tela

cm 150x100

Patrizia Buldrini è nata nel 1964 a Genova, dove tuttora vive. Dopo il diploma all’Accademia, insegna discipline pittoriche al liceo artistico Paul Klee di Genova.

Un emblema generazionale. L’ostentata sicurezza della declinazione esistenziale scelta dall’adolescente ritratta è in realtà fragile equilibrio, come rivela quella sedia che non c’è. L’urlo è nel pallore del viso e delle mani, nella squillante contrapposizione del nero al giallo che allaga lo sfondo.

Mirta
Caccaro

C.C. 68 come cavallo – gatto + cane cammello – orso

2001

Tecnica mista su carta

cm 100x70

Mirta Caccaro, nata a Vicenza nel 1968, risiede a Dueville in provincia di Vicenza. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha frequentato corsi di incisione e illustrazione.

Un segno potente, inteso come robusta trabeazione del reale, attraversa violenti contrasti di colore. Il portato verbale del titolo presenta una formula di decodificazione del segno che, nella sua incongruenza, innesca un corto circuito logico con l’apparenza figurale, pienamente da collocare nei territori dell’assurdo.

Daniele
Carpi

Accòmodati

2000

Tecnica mista su tela

cm 150x100

Daniele Carpi è nato a Chiavenna, in provincia di Sondrio, nel 1976. Frequenta l’ultimo anno dell’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove vive.

Un funambolico dinamismo come ricerca di equilibrio della figura nello spazio.
La sovrapposizione di diversi fotogrammi diviene cronaca visuale di un movimento incitato dall’ironia del titolo. Lo spazio sezionato, privo così di una connotazione naturalistica, è scenario di un racconto inventato.

Alessandro
Casagrande

Shade from ’16

2000

Olio su tela

cm 82x98

Alessandro Casagrande è nato a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, nel 1971. Vive e lavora a Godega di Sant’Urbano, sempre in provincia di Treviso.

Ombre dal ’16, recita il titolo. L’interno di una trincea affiora nella severità di una visione monocroma. Fra le travi che formano la copertura della trincea filtrano lame di luce che tagliano uomini e cose. Un espediente naturale per assegnare alla visione richiamata alla memoria una vibrante modernità di immagine.

Angelo
Colagrossi

n. 45 - Solitudini

2001

Acrilico su tela

cm 150x100

Angelo Colagrossi, nato a Roma nel 1960, vive e lavora tra Todi e Roma. Ha alle spalle un lungo curriculum espositivo.

La lusinga incantatrice di un corpo femminile che insinua il suo candore tra il rosso e il giallo di uno spazio vuoto. La serialità di quel numero apposto al titolo a definire il ripetersi di una condizione che si fa paradigma esistenziale. Un fluido racconto di una possibilità del vedere.

Silvia
Consonni

Stato di cose

2000

Tecnica mista su cartone

cm 60x80

Silvia Consonni, nata a Milano nel 1976, vive a Merate in provincia di Lecco.
Si è diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Milano.

Un frammento, il volto, prelevato dalla realtà e inserito nel racconto fantastico di un mondo dove un fiore dall’andamento tentacolare può avere il fascino nefasto di un fungo velenoso e lo spazio le inquietanti sembianze dell’interno del cratere di un vulcano. Un’alterata percezione della realtà che è misura di un disagio assaporato nel buio della propria coscienza.

Susanna
Debernardi

Vedi alla voce corpo

2000

Tecnica mista su carta

cm 150x100

Susanna Debernardi, nata a Novara nel 1969, vive a Milano. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera.

L’indagine sul corpo, alienante contenitore dell’anima, viene spinta fino a scrutare l’apparenza delle membra attraverso il filtro dello spettro lessicale. La scrittura declina le possibilità etimologiche di un corpo che oppone al viatico delle parole la sua insensibile presenza.

Prisco
De Vivo

Masticando in pace

1998

Pastello ad olio su carta intelata

cm 50x50

Prisco De Vivo, nato nel 1971 a S. Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, vive a Saviano, sempre in provincia di Napoli. Si occupa anche di letteratura e di teatro.

“Ho sempre pensato a questo mio tempo come alla carta di una caramella; la caramella è invece il mondo…E si sa che ognuno di noi, dopo aver mangiato la caramella, butta via la carta: questa è la condizione della nostra società, un tempo che viene accartocciato e buttato via, un mondo che come una caramella si scioglie e si consuma lentamente. Io, in quanto artista, ho sempre guardato e pensato per simboli, con uno sguardo che cerca di scavare nell’uomo, nella natura delle cose”.

Michele
Dieli

Kissbeat,

2000

Olio su tela

cm 100x60

Michele Dieli è nato a Loano, in provincia di Savona, nel 1966. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si è stabilito a Milano.

Solo vent’anni fa la robotica sembrava destinata a rimanere una branca della fantascienza, oggi è una delle tante applicazioni della rivoluzione elettronica. Il corpo, dunque, l’ultimo simulacro del soffio vitale, può diventare luogo della macchina, paradigma dell’artificio. Dieli, non nuovo a contaminazioni linguistiche tra arte e fumetto, esibisce l’inquietante rivelazione del meccanismo di un bacio.

Alfredo
Fagalde

El botijo 3/9

1999

Acrilico su tela

cm 95 x 65,5

Alfredo Fagalde è nato nel 1967 a Santiago del Cile. Si è diplomato alla Facoltà di Belle Arti di Santiago. Trasferitosi in Spagna ha esposto a Valencia e Barcellona. Attualmente vive ad Ardea, vicino a Roma.

Il procedimento pittorico con cui Fagalde costruisce i suoi dipinti è quello di un’estraniante scomposizione dell’immagine. Alla riproduzione in scala superiore al vero di un oggetto d’uso quotidiano, segue la suddivisione della tela in più parti, che vengono quindi contrassegnate con un numero frazionato. Il dettaglio, spesso irriconoscibile, acquista in questo modo dignità di tassello del reale. La materia pittorica diventa protagonista, il segno diventa traccia per ricomporre un intero perduto.

Vincenzo
Franza

Modello ricorrente

2000

Tecnica mista su tela

cm 120x60

Vincenzo Franza, nato a Pompei nel 1964, vive a Fiume Bianco in provincia di Roma. Ha un notevole curriculum espositivo.

La lotta tra il bianco e il nero, tra l’essere e il non essere, tra la vita e la morte, passa per il rosso, che oppone infatti all’indistinta massa dei due colori la ragione del segno. La verosimiglianza non è lo spartiacque concettuale tra il caos e la forma: non a caso, dunque, Franza assegna al suo reperto segnico la dignità di “modello ricorrente”.

Davide
Frisoni

Rosso sul selciato

2001

Olio su tela

cm 70x80

Davide Frisoni è nato nel 1965 a Rimini, dove vive e lavora. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, svolge l’attività di pittore, scultore e designer. Ha già maturato una lunga esperienza espositiva.

Ridare dignità di visione non solo allo straordinario quotidiano, usurato dalla consuetudine, ma anche agli aspetti più dimessi del reale: questa è la perenne sfida della pittura della realtà. Una sfida che affascina Frisoni pronto a cogliere con il suo “obiettivo pittorico” inusitati squarci di poesia metropolitana.

Inguild
Lundesgaard

Angelus dei

2001

Olio su tela

cm 50x60

Inguild Lundesgaard è nata a Oslo, in Norvegia, nel 1967. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Perugia, si è stabilita a Martina Franca, in provincia di Taranto.

Alla potenza evocativa del colore, con la sua affascinante indeterminatezza, si sovrappone l’indicazione univoca della scrittura, nel racconto di un’intrigante storia che dichiara la sua estraneità all’universo del vedere.

Paolo
Maggis

Ritratto felice

2000

Tecnica mista su tela

cm 60x55

Paolo Maggis, nato a Milano nel 1978, vive a Vimercate in provincia di Milano. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Un volto costruito in modi monumentali, con una vibrante plastica resa da un intarsio cromatico che allude e rivela. Maschera enigmatica di un idolo felice, i cui occhi di pietra guardano cose che non possiamo vedere.

Paolo
Mamone
Capria

Caccia all’incendiario

1998

Olio su tela

cm 100x70

Paolo Mamone Capria è nato nel 1964 a Napoli, dove risiede tuttora. Dopo la laurea in Storia dell’arte contemporanea ottenuta all’Università di Napoli, ha seguito i corsi della Scuola libera del nudo organizzati dalla locale Accademia di Belle Arti. È autore di saggi e articoli su artisti contemporanei.

“Lunghi cavi di centrali elettriche smerlettano qua e là nella campagna…Palazzi periferici si rimirano gli svincoli autostradali, mentre di sotto s’aggrovigliano nella pace tubature di metano, fibre Telecom, liquido-simile-acqua… Sembra un film ed è la realtà presente. Per questo i pittori vorrebbero essere realisti e finiscono col fare i medialisti, pittando col computer, coi diaproiettori, sui dagherrotipi, le fotocopie e i cibachrome. E fanno i cloni dei quadri. Personalmente sto cercando di esprimere con i mezzi propri dell’arte la poesia e la serietà di questo tempo”.

Jara
Marzulli

Adolescenza

2000

Acrilico su cartone

cm 100 x 70

Jara Marzulli, nata a Bari nel 1977, vive ad Adelfia in provincia di Bari. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bari.

Un ritratto disincantato. Il fondale deserto, il modo di porre la figura nello spazio, la banalità del gesto, gli occhi che non guardano raccontano la voluta solitudine dell’adolescenza. La scelta linguistica è quella di una rapida ripresa del vero.

Giusto
Pilan

Corpo colpito

2000

Tecnica mista su tela

cm 122x86

Giusto Pilan è nato nel 1966 a Vicenza, dove vive. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della sua città.

Il segno e la forma sono comunque l’alfabeto di una pittura che sceglie la comunicazione per immagini. In questo caso, però, la figura è pretesto formale per un’indagine sulle possibilità evocative della materia. E il racconto del vedere si svolge nella tormentata sostanza pittorica che si fa paradigma del dramma dell’uomo.

Laura
Pugno

Divano blu

2000

Tecnica mista su masonite

cm 120x120

Laura Pugno, nata a Borgosesia nel 1975, vive a Trivero, in provincia di Biella. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Torino.

La figura si scioglie nello sfondo. L’uniformità cromatica diviene pretesto per l’ineluttabile estraniamento che si compie nella scelta di un’inquadratura che esclude lo sguardo. Il titolo dichiara la vittoria dello spazio. La figura, a questo punto, non è che il pretesto per inserire un colore che contrasti con il blu. Efficace metafora del vuoto che dilaga e sale leggero come il fumo dell’ennesima sigaretta.

Paola
Ricci

Attraversando

2000

Monotipo su carta

cm 70x50

Paola Ricci, nata a Noale in provincia di Venezia, dove vive. Si è diplomata all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino.

Senza nascondersi dietro l’alibi del “senza titolo”, l’opera presenta una possibilità di spazio, nella costruzione di quelle quattro linee verticali, ideali contrafforti eretti contro un’imminente implosione, e una possibilità di movimento, nel vortice di quei segni che si replicano più in alto. Metafora di un passaggio che ha lasciato tracce solo dentro di noi.

Pasquale
Russo
Maresca

Paesaggio urbano

2000

Matita su carta

cm 70x50

Pasquale Russo Maresca è nato nel 1968 a Milano, dove vive. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha già alle spalle un notevole percorso espositivo ed è autore di numerose opere monumentali d’arte sacra.

La sfida con il vero e con il suo doppio tecnologico, quello fotografico, combattuta con la punta di una matita. Un’analisi iperrealistica che non teme di ripercorre i profili di un luogo lontano dalla poesia.

Paolo
Tempera

Gruppo

2000

Matita su carta

cm 50x60

Paolo Tempera è nato nel 1963 a Feltre, in provincia di Belluno, dove vive. Ha alle spalle un prestigioso curriculum espositivo.

Quattro persone in attesa. Due uomini e due donne. Tutti anziani. Le spalle al muro. In attesa dell’esecuzione di un’altra giornata. Inutile. La matita si sostituisce all’obiettivo fotografico per un inquietante ritratto di gruppo. Pronto a sciogliersi nella roulette dell’arrivo del 91 o della 74.

Marco
Tortella

Azione di polizia

1999

Olio su tela

cm 60x80

Marco Tortella è nato nel 1971 a Castel Sant’Elia e vive a Nepi, sempre in provincia di Viterbo. È autodidatta.

Un esempio di contaminazione tra linguaggio pittorico e cinematografico. La presa sul reale, come rivelano la scelta di inquadratura, l’uso della luce e il contenuto della narrazione, non è diretta, ma mediata.

Marco
Verrelli

Ritorno al mare

2001

Olio su tela

cm 140x160

Marco Verrelli è nato nel 1961 a Roma, dove vive. Ha maturato una discreta esperienza espositiva.

L’abitudine al vedere arriva quasi a cancellare l’apparente anomalia degli innumerevoli dettagli tecnologici che si insinuano nel paesaggio, non solo metropolitano. Eppure è sufficiente isolare uno di questi elementi per cogliere lo stridore ottico o, al contrario, la sconcertante poesia che si crea nella sovrapposizione di queste intrusioni tecniche alla tranquillità del paesaggio.

Nicola
Villa

Il giornale della sala d’attesa

2001

Tecnica mista su tela

cm 100x80

Nicola Villa è nato nel 1976 a Lecco, dove vive. Frequenta la facoltà di Architettura.

Il racconto della realtà procede in questo caso attraverso l’inesorabile riduzione degli elementi compositivi a trama della propria forma. Il segno affiora, ripercorrendo i profili delle cose, e solo affonda nel nero, dove la forma lascia il posto alla sagoma, e nel bianco di quel giornale, che diviene centro focale di un racconto sospeso nel tempo di un’attesa inutile.

Alberto
Zamboni

Stazione X

2000

Olio su tela

cm 70x70

Alberto Zamboni è nato nel 1971 a Bologna, dove vive. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti della sua città.

L’indeterminatezza della visione di uno spazio anonimo, come una stazione, emblema del non luogo, si fa metafora del vuoto del tempo. Siderale racconto del silenzio che a volte, d’un tratto, ci allaga l’anima. Una sintassi pittorica ridotta all’essenziale si esibisce nel sicuro racconto di una realtà possibile.

Fernando
Zucchi

iediti al sole, abdica e sii re di te stesso

2000

Olio su tavola

cm 72x48

Fernando Zucchi è nato nel 1969 a Roma, dove tuttora risiede. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma ha maturato un discreto curriculum espositivo.

Un quadro nel quadro. Uno spettatore, tu, che guarda un altro spettatore. Il grigio della realtà non regge lo spietato confronto con i colori della fantasia, con la gioia dell’invenzione. A rivelare l’appartenenza della donna con l’impermeabile al mondo della fantasia è quel paio di occhiali colorati che ha in mano. Un’intrigante mix di fumetto e realismo. Siamo sicuri di non essere a nostra volta ripresi di spalle, mentre scrutiamo il dipinto?

 

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