Settima
edizione

2002

La presenza culturale di Imbersago nella ricerca artistica contemporanea

La rassegna artistica, elemento basilare della creazione del Premio Morlotti-Imbersago, ha raggiunto, con la settima edizione, una vetta di partecipazione assolutamente insperata, se si pensa che, circa seicento artisti hanno ritenuto che l’esserci in questa manifestazione fosse una tappa importante per la loro crescita pittorica.
Nell’universo creativo di un artista infatti esistono eventi e presenze che maggiormente scandiscono il proprio percorso personale e la circolazione di movimenti e di idee.

Il nostro paese nell’ormai lontano 1996 (lontano rispetto al vorticoso susseguirsi degli eventi nel nostro vivere) aveva sentito la necessità, attraverso un’intuizione dall’Amministrazione Comunale, di entrare sommessamente nel mondo espressivo pittorico per un doveroso omaggio all’affetto che il maestro Morlotti aveva dimostrato al paese di Imbersago.

Questo ingresso, avvenuto con l’istituzione del Premio Morlotti-Imbersago, ha, di edizione in edizione, ampliato sempre di più la sua importanza messa in chiara evidenza, tra l’altro, dal crescente numero di partecipanti e dalla molteplicità delle espressioni artistiche.

Giunti alla settima edizione possiamo quindi tracciare una sintesi delle manifestazioni succedutesi e analizzare tutto quanto è avvenuto in questi anni e come si è giunti a costruire una galleria d’arte di oltre trenta opere divenute patrimonio di Imbersago.

L’Amministrazione Comunale ritiene indispensabile sottolineare il validissimo aiuto dato in termini di alta professionalità da parte dei componenti della giuria che ha supportato in modo forte ed alto la scelta fatta dall’Amministrazione Comunale di dotarsi di una pinacoteca d’arte moderna.

Dall’alto della loro competenza, sensibilità e dedizione hanno fatto emergere personalità pittoriche e visioni artistiche divenute ora patrimonio culturale del nostro paese.

In quest’edizione l’avvicendamento di tre componenti della giuria è stato nel segno della continuità; “passare il testimone” è stata la dimostrazione della volontà di cambiamento all’interno del solco da tempo tracciato.

A questo proposito l’Amministrazione Comunale coglie l’occasione per ringraziare calorosamente il maestro Piero Leddi, il critico d’arte Antonello Negri ed il direttore artistico Marina Pizziolo per tutto ciò che hanno costruito e condiviso.

Sotto la presidenza onoraria di Anna Morlotti, la giuria, che ha selezionato le opere premiate in quest’edizione, ha visto il nuovo responsabile artistico Giorgio Seveso e, quali nuovi membri, Gabriele Mazzotta e Renato Galbusera, affiancarsi al presidente Ernesto Treccani e a GianCarlo Consonni, nella disamina delle proposte artistiche giunte da un così grande numero di giovani artisti.

Le opere selezionate dei 30 artisti verranno esposte nelle sale del Palazzo Castelbarco: questo permette di puntualizzare ulteriormente, se fosse necessario, l’importanza che la rassegna assume e di dare la giusta cornice alla manifestazione che noi riteniamo assolutamente fondamentale nella crescita culturale del nostro paese.

Ci hanno confortato con la conferma della loro presenza all’inaugurazione della mostra le massime autorità civili del nostro territorio, hanno infatti dato il proprio assenso alla partecipazione alla ma-nifestazione il Prefetto di Lecco, il Presidente della Provincia e il Presidente del Parco Adda Nord.

Da ultimo, ma non per importanza, ritengo doveroso ringraziare tutti i cittadini e gli operatori economici che hanno contribuito nella loro specificità alla migliore riuscita di questa edizione 2002 del Premio Morlotti-Imbersago.

IL SINDACO
Filippo Panzeri




Per una figurazione poeticamente responsabile

Eccoci giunti alla settima edizione. Anche quest’anno abbiamo offerto una selezionata chance espositiva a pittori emergenti, nel segno di una pittura fuori dalle mode culturali, capace di definire un ambito polemicamente schierato contro l’estetica dell’effimero oggi maggioritaria nell’ambiente artistico.

La Giuria ha selezionato trenta tra i moltissimi (quasi seicento!) giovani che da tutta l’Italia hanno inviato la loro documentazione. Giovani che, come ha scritto l’anno scorso Marina Pizziolo parlando dell’allungamento sociologico dell’età dell’uomo e dell’identità forte che il Premio si viene ormai conquistando, cercano il modo di “spendere bene la propria giovinezza”.

A quella considerazione oggi si può aggiungerne un’altra. Viviamo in una società che, sul piano della fantasia e della poesia, si viene appiattendo ogni giorno di più. Che cioè si nutre, nel suo bisogno di immaginario, delle logiche di una industria culturale le cui ragioni prevalenti insistono solo sul profitto immediato, sul ricavo economico considerato prima e al di sopra di ogni altro apprezzamento o qualità. Un’industria che vede la cultura solo come intrattenimento, e che dunque fornisce alla gente, confezionata in pillole da assorbire distrattamente, una serie sistematica di placebo culturali e poetici tanto inconsistenti quanto epidermicamente gradevoli e falsamente nutritivi. Negli orientamenti prevalenti, dal cinema alla televisione, dall’editoria alla moda, dal giornalismo dei quotidiani e dei periodici d’intrattenimento, ciò è vero anche per l’arte contemporanea, dove in larga misura queste logiche vengono ormai profondamente livellando il senso dell’autenticità delle cose.

Dunque una iniziativa come questa, che nel nome di Morlotti da anni viene esplorando la pittura italiana delle generazioni giovani alla ricerca di nuove dimensioni del figurare poeticamente responsabile, non è solo benvenuta ma è necessaria. Rappresenta un gesto concreto, significativo, suggestivo di reazione e di costruzione rispetto al vuoto che si va imponendo. Un atto d’amore verso la molteplice verità lirica della vita e della natura e, insieme, un atto di fiducia verso la pittura contemporanea e le sue immagini.

I giovani artisti infatti sono gli esploratori del sensibile e del fantastico. Il loro terreno è quello estetico e poetico, sul quale precedono (aprendo e indicando le piste della fantasia come fossero appunto esploratori in avanscoperta) gli orientamenti diffusi della sensibilità e dell’immaginario di massa. Essi sentono, tutti, che la testimonianza dell’arte deve potersi esprimere seguendo proprie vene interiori, senza doversi adeguare a tendenze precostituite; deve potere sviluppare ricerche, sentimenti, istanze e intuizioni senza seguire orientamenti obbligati.

Non sembri, questa, una digressione gratuita, poiché proprio l’involgarimento del gusto, la pigrizia intellettuale di massa, la genericità dei processi formativi del nostro comune senso del vedere e del sentire hanno determinato un assoluto restringimento progressivo dell’arte, che si ritrova prigioniera della nostalgia di sé, o di una percezione illusoria del proprio fantasma giocata in modo rilevante sull’appiattimento inaudito dei suoi termini costitutivi, delle sue qualità tecniche e concettuali.

Al punto che si potrebbe forse dire, come alcuni hanno autorevolmente sostenuto, che in questi decenni di passaggio tra il novecento e il nuovo millennio l’arte è morta. E sarebbe morta poiché trasferita altrove, trasformata cambiando sostanze e nature e applicata al design e alla moda, al visivo e al ludico, all’estetico
dell’ambiente e della tecnologia; persino, e paradossalmente, applicata all’arte stessa, al mercato dell’arte: orientata a fungere da merce imperfetta per un sistema imperfetto…

Ma, proprio perché sostanzialmente non crediamo alla morte dell’arte, o quantomeno alla sua inappellabilità, sosteniamo questo Premio, che ha rappresentato e intende rappresentare ancora più intensamente per il futuro una opportunità per i giovani artisti di rimettere in moto le facoltà poetiche di massa e le loro qualità agendo in un sistema di valori umanistici che si viene facendo attorno a noi sempre più contraddittorio e discutibile. Intendiamo asserire con la suggestione delle immagini dei partecipanti, con la loro rappresentatività di ogni parte del Paese, con la crescita straordinaria del loro numero, che l’arte contemporanea è tutt’altro che morta o solo riservata a specialisti e adepti, e che anzi ritrova oggi nella fantasia, nella passione, nella generosa intelligenza dei giovani una rinnovata vitalità civile.

Giorgio Seveso




Il verbale della Giuria

La giuria della settima edizione del Premio Morlotti-Imbersago, formata da Ernesto Treccani (pittore - Presidente), Giorgio Seveso (giornalista e critico d’arte - Direttore artistico), Gabriele Mazzotta (editore), Giancarlo Consonni (poeta), Renato Galbusera (pittore e docente all’Accademia di Belle Arti), Chiara Bonfanti (assessore alla cultura della Provincia di Lecco), Filippo Panzeri (sindaco di Imbersago), con la presidenza onoraria di Anna Morlotti, dopo attenta valutazione e approfondito esame delle 571 candidature pervenute, ha selezionato i 30 finalisti presentati da questo catalogo, che sono stati invitati a inviare le loro opere per la mostra nella suggestiva cornice della Villa Castelbargo
a Imbersago.

La giuria, riunitasi nuovamente domenica 7 aprile alle ore 15, ha proceduto quindi all’esame diretto delle opere pervenute dai 30 artisti invitati, pronunciandosi come segue circa l’assegnazione dei premi.

La medaglia d’oro del Premio Morlotti-Imbersago 2001 è assegnata ad Alessandro Papari (nato nel 1971) per l’opera “Dal frigo” (riprodotta in copertina) che meglio interpreta la premessa ideale di questo Premio, con una pittura in cui l’enigma della solitudine urbana e dell’inquieto mistero degli spazi domestici si risolve in un’immagine incisiva e acutissima. Papari riceve la medaglia d’oro del Premio e un premio-acquisto di 3.000 euro. Il dipinto resta di proprietà del Comune di Imbersago e troverà collocazione nella costituenda Pinacoteca Civica.

Considerata la qualità dei concorrenti, ai due ulteriori premi-acquisto in palio viene aggiunto un altro premio-acquisto d’identico valore. I seguenti tre artisti vengono dunque premiati ex aequo con 1.500 euro ciascuno. Si tratta di Vincenzo Cosenza (Pozzuoli, 1967) per l’opera “L’equilibrista”, di Angela Maltoni (Forlì, 1979) per la tecnica mista su carta “Senza titolo”, e infine di Alberto Zamboni (Bologna, 1971) per “Uccelli notturni”.

Assieme ai premiati sono stati presi in particolare considerazione altri sei artisti che ricevono una segnalazione di speciale distinzione per l’interesse ricevuto dalla giuria. Sono Marina Falco (1967), Alessandro Roma (1977), Claudio Salvi (1976), Tina Sgrò (1972), Daniele Sistu (1975) e Alessandro Spadari (1969).


Il catalogo della settima edizione



Le immagini della premiazione

Le immagini della mostra

Le immagini di Villa castelbarco

Le immagini panoramiche in formato QuickTime





Vincenzo Cosenza, Alessandro Papari, Il Conte Federico Castelbarco, Giorgio Seveso,
Il Sindaco Filippo Panzeri, Alberto Zamboni, Angela Maltoni
e Nicolò Quirico, responsabile organizzativo del Premio
durante la cerimonia di premiazione

Alessandro
Papari

Dal frigo

2001-2002

olio su tela

cm 80 x 60

Alessandro Papari è nato a Napoli nel 1971, dove si è diplomato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti e dove tuttora vive e lavora. La sua prima mostra è del 1991.

Come per una sorta di Hopper napoletano, l’enigma della solitudine urbana e dell’inquieto mistero degli spazi domestici si distende in questa pittura di immagini incisive e acutissime. Davvero una presenza persuasiva.

Vincenzo Cosenza

L’equilibrista

2002

tecnica mista su tela,

cm. 150x135

Vincenzo Cosenza è nato a Pozzuoli (Napoli) nel 1967, e ha conseguito il diploma di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1991. Vive e lavora a Poggiomarino (Napoli).

Un gesto espressivo dilavato e trasfigurante, in cui la figura umana, centro di ogni inquietudine e di ogni struggimento, appare sempre in precario equilibrio tra chiarità e ombra, tra descrizione e allusività.

Angela Maltoni

Senza titolo

2001

biro su carta

cm. 36x30

Angela Maltoni è nata a Forlì nel 1979. Dopo il Diploma all’Istituto d’Arte di Forlì, attualmente frequenta l’Accademia di belle Arti di Bologna. Ha tenuto la sua prima mostra personale nel 1999.

Intensificazione, deformazione e trasfigurazione della figura umana come vortice oscuro di disperazione, crudo lampo incandescente di poesia, incisiva maturità espressionistica. Un urlo congelato d’ombra e di segni da una giovane ma già matura protagonista del rinnovamento figurativo.

Alberto Zamboni

Uccelli notturni

2002

olio su tela

cm. 80x80

Alberto Zamboni è nato nel 1971 a Bologna, dove vive e lavora. Dopo il Liceo Artistico si è diplomato all’Accademia di Belle Arti dell sua città. La sua prima mostra personale è del 1996.

Esterno notte, presenze nascoste tra le foglie nel silenzio ovattato della campagna, intraviste più con gli occhi della mente che con la coda dell’occhio... Le passeggiate notturne dell’artista sono pretesto per una pittura di allusioni e dissolvenze, tremiti e memorie, cronache dell’attimo.

Angelo Bellobono

After

2001

acrilico su tela

cm. 100x100

Angelo Bellobono è nato a Nettuno (Roma) nel 1964. Vive e lavora a Roma. Pittoricamente autodidatta, dopo la laurea in Scienze motorie all’Isef, si trasferisce negli Usa e poi in Francia. La sua prima personale è del 1991.

Un pittore che racconta gli allucinati silenzi umani del nostro tempo, tra i colori avari e aspri di un inquietante reportage metropolitano

Daniela Benedetti

Il silenzio e il bandolo

2002

olio e grafite su carta

cm. 50x40

Daniela Benedetti è nata a Piacenza nel 1979 dove vive e lavora. Dopo il liceo artistico, frequenta a Milano il quarto anno dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il mondo è un frastuono indecifrabile e incomunicabile, una grande solitudine in un caos di voci… Ecco lo spazio nebuloso che avvolge scodelle, gomitoli, ogni sorta di oggetti carichi di memorie, pronti a essere inghiottiti nuovamente dalla materia indistinta.

Massimo Blangino

La montagna incantata

1999

acrilico su cartone telato

cm. 30x40

Massimo Blangino è nato a Bra (Cuneo) nel 1965. Architetto dal 1994, vive e lavora a Torino. Dipinge da sempre per motivi di espressione personale.

Come un magma espressionistico che si organizza sulla tela per masse e volumi sensibili, la natura diviene metafora portante delle emozioni e della coscienza.

Barbara Bonfilio

Divieto di organismi geneticamente modificati

2001

olio su masonite

cm. 150x100

Barbara Bonfilio è nata a Belvedere Marittimo (Cosenza) nel 1969. Vive
e lavora a Torino, dove si è diplomata all’Accademia Albertina di Belle Arti
nel 2000.

Ritratti e autoritratti in cui la pittura ritrova un suo gentile protagonismo figurativo richiamando la cronaca delle cose e del mondo.

Floriane Calvanese

Nina

2000

olio su faesite

cm. 55x55

Floriane Calvanese è nata a Pietrasanta (Lucca) nel 1977. Vive e lavora a Massa Carrara, dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti.

Dalla serie “Tutti i fiori che verranno”, composta da cento opere di uguale formato come tessere di un grande e penetrante mosaico sul tema dell’identità.

Alessandro Casagrande

L’interno

2002

olio su tela

cm. 80x100

Alessandro Casagrande è nato a Conegliano Veneto (Treviso) nel 1971. Vive e lavora a Codega di Sant’Urbano (Treviso).

La realtà e lo spazio esistenziale nel quale viviamo si disfano in un magma percettivo indistinto, a segnare il crollo progressivo di ogni certezza, l’indeterminata vertigine dell’essere.

Giovanni Cerri

Apparizione

2001

tecnica mista su tela

cm. 66x84

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora. Figlio d’arte, la sua formazione è avvenuta frequentando fin da giovanissimo gli studi degli artisti. Dal 1994 è anche organizzatore e curatore di rassegne per gallerie, centri culturali e enti pubblici.

Atomizzato, dissolto, rivoltato, l’uomo che si aggira in questi lavori attuali dell’artista, attraversati da una gestualità pittorica dinamica e guizzante, è un fantasma che irrompe sulla tela per una dolorosa, violenta testimonianza poetica.

Maria Crosti

Silvia e Mamo

1999/2001

olio su tela

cm. 80x100

Maria Crosti è nata a Milano nel 1972, dove vive e lavora. Dopo il Liceo Artistico si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1995. Nel 1998 incontra a Londra Lucian Freud, che ne apprezza il lavoro.

L’impassibile constatazione della realtà della figura, ovvero l’oggettività del corpo. Senza clamori espressionistici nè intensificazioni o metaforizzazioni la “verità” della pittura basta a se stessa per un acuto discorso sul presente.

Alfredo Fagalde

Mistery white bo

2001

acrilico e olio su tela

cm. 70x70

Alfredo Fagalde è nato a Santiago del Cile nel 1967, dove si è diplomato alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Cattolica. Trasferitosi in Spagna ha esposto a Valencia e a Barcellona. Attualmente vive e lavora a Roma.

Tra ironia e sofisticata riflessione sui meccanismi della nostra percezione, l’artista lavora in maniera quasi seriale a modulazioni ripetute e ritornanti di immagini la cui “banalità” è pari soltanto al loro sorprendente potere evocativo.

Marina Falco

La città brucia

2001

olio e tecnica mista

cm. 120x100

Marina Falco è nata a Napoli nel 1967. Si è diplomata in pittura nel 1990 all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove attualmente è titolare di una cattedra di Anatomia artistica. Vive e lavora a Milano.

Corpi, spazi, luoghi, pelle turbolenta del mondo. Le immagini dell’artista scendono oltre le sorgenti del sangue e della carne verso l’archetipo delle emozioni, tra il ricordo di Pompei e le antiche sinopie del mito.

Annarita Ferrara

Scorcio

1997

acrilico su tela

cm. 100x100

Annarita Ferrara è nata a Rimini nel 1970 e vive a S.Giovanni in Marignano.
Diplomata all’Istituto Statale d’Arte “Mengaroni” di Pesaro nel 1988, consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Urbino nel 1997. Dal 1999 insegna Pittura e Disegno a Cattolica (Rimini).

Giocata sul piano di strutture elementari e allusioni minimali all’impalcatura della rappresentazione, questa linea di ricerca figurale si pone al confine tra rarefazione concettuale e geometria del sensibile.

Enrica Fraternale

Humus

1998

olio e bitume su carta

cm. 68x98

Enrica Fraternale è nata a Urbino nel 1970. Dopo aver conseguito la maturità presso l’Istituto Statale d’Arte e il diploma dell’Accademia di Belle Arti, entrambi a Urbino, attualmente vive e lavora a Roma.

Materie grezze einsieme preziose, tracce minime di un sobrio immaginario che si colloca nella suggestione dell’archetipo tra le sponde del magico e del simbolico.

Cristina Fumagalli

Aspirazione

2000

elaborazione digitale e acrilico

cm. 72x30x10

Cristina Fumagalli è nata a Monza nel 1969. Dopo il Liceo Artistico si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente è titolare di una cattedra di Applicazioni digitali per l’Arte. Vive a Carate Brianza (Milano).

Tra elaborazioni digitali ed estrusioni di superfici, tra frammenti lacerati di materie figurali e allusivi intrecci di textures pittoriche, questo lavoro ha il senso ricco e la personalità sicura di una ricerca tutta in progres ma già matura.

Valentina Galletta

Senza titolo

2002

olio su tela

cm. 80x100

Valentina Galletta è nata a Morbegno (Sondrio) nel 1981. Dopo il Liceo Artistico, frequenta il secondo anno dell’Accademia di belle Arti di Brera. Vive, studia e lavora a Milano.

Il volto e il gesto: ecco lo specchio dell’anima ma, anche, il termine di riferimento definitivo, ultimo ed esaustivo per una pittura dello sguardo che trova la sua cifra in un assorto scenario della realtà.

Mario Loprete

Senza titolo

2002

olio su tela

cm. 70x100

Mario Loprete è nato a Catanzaro nel 1968, dove vive e lavora.

Una allucinante, ansiosa ricerca di attinenza all’oggetto che, nella tattilità di un dipingere “più vero del vero”, si carica di enigmatiche e ambigue suggestioni metaforiche.

Anna Madia

Pregnant(e)

2001/2002

tempera e acrilico su tavola

cm. 150x95

Anna Madia è nata a Torino nel 1976, dove vive e lavora. Dopo il diploma presso l’I.P.S. “Albe Steiner” si è diplomata in Pittura nel 2002 all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

”Dipingendo ho scritto lettere d’amore. E la pittura è la mia sorte, me stessa sdoppiata, forse solo un’ombra che proietta le mie passioni inesplorate”, scrive la giovane autrice. Tenera ed energica ad un tempo, la pelle di questa convincente figurazione s’increspa di brividi inquieti e di tenerezze indicibili.

Gabriele Manganiello

Costellazione

2001

tecnica mista su carta intelata

cm. 70x50

Gabriele Manganiello è nato a Firenze nel 1973, dove vive e lavora dopo essersi diplomato presso l’Accademia di Belle Arti fiorentina. La sua prima mostra personale è del 1997.

Una minuziosa topografia dell’anima, come antiche carte geografiche di effemeridi poetiche e di suggestive levità tattili.

Marco Manzella

Eclissi

1999

tempera su tavola

cm. 93x90

Marco Manzella è nato a Livorno nel 1962. Si trasferisce giovanissimo a Brescia, diplomandosi nel 1980 al Liceo Artistico “Foppa” e successivamente all’Istituto del Restauro di Botticino. La sua prima personale è del 1985. Vive e lavora a Brescia.

Cristalline come in un tempo sospeso nella chiarità di una luce quasi metafisica, queste figure segnalano la consistenza del mondo con una pittura fatta di silenzio e di trattenuta contemplazione lirica.

Matteo

Ritratto

1997

olio su tela

cm. 90x70

Matteo è nato a Torino nel 1972 (il suo nome completo è Matteo Franceschi). Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha insegnato Storia dello Spettacolo all’Accademia di Brera a Milano. Vive e lavora a Bologna. Nel 2001 ha vinto la sesta edizione del Premio Morlotti-Imbersago.

Con un riferimento di partenza alle cadenze della fototessera, Matteo inventa una straordinaria e allucinata declinazione pittorica del tema del ritratto, inteso come genere che si allarga a maschera e icona emblematica dell’alienazione contemporanea

Alessio Onnis

Paesaggio visto dal mio gatto

2002

acrilico su tela

cm. 50x60

Alessio Onnis è nato a Guspini (Cagliari) nel 1979. Frequenta il quarto anno di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari. Ha tenuto la sua prima mostra personale nel 1999.

Rivisitando gli acidi colori acrilici della pop art può accadere che il tema del paesaggio si trasferisca all’interno delle mura domestiche, interpretato da un insolito punto di vista.

Alessandro Roma

Spazio di immagine

2001

olio e smalto su tela

cm. 80x100

Alessandro Roma è nato a Milano nel 1977, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Lungavilla (Pavia). La sua prima mostra personale è del 2000.

Tracce, brani, frammenti di realtà lacerati e ricomposti in un “ordine” assolutamente soggettivo e rigorosamente emozionale, per ri-costruire un senso da dare alle cose, una loro oggettiva consistenza fenomenica.

Claudio Salvi

Due bambini

2001

olio su tavola

cm. 126x98

Claudio Salvi è nato a Milano nel 1976, dove vive e lavora. Dopo il Liceo Classico ha frequentato la Facoltà di Lettere, approfondendo studi di pittura nell’atelier di Gioxe De Micheli. Ha tenuto la sua prima mostra personale nel 2000.

Una pittura che, partendo dal mondo affettivo dell’artista, intende esplorare
l’identità profonda degli uomini e il senso delle loro circostanze, per fermare e indagare in gesti struggenti d’immagine una inquieta emozione del vivere.

Tina Sgrò

Mestolo

2001

olio su tela

cm. 100x92

Tina Sgrò è nata nel 1972 a Reggio Calabria, dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti e dove vive e lavora.

“C’è poesia nell’oggetto più semplice e quotidiano”, scrive l’autrice, “e mi emoziono per un’ombra disegnata sul muro”. Questa sua pittura, infatti, mentale e nervosa, è brulicante di sensibili esiti emotivi e carica di memorie domestiche minimali, di persuasive soluzioni figurali dedicate allo spazio del vivere e dell’amare.

Daniele Sistu

L’attesa

2002

olio su tela

cm. 140x100

Daniele Sistu è nato a Sassari nel 1975, dove vive, lavora e studia frequentando il terzo anno dell’Accademia di Belle Arti.

Al limite del trompe l’œil, questa pittura parte da un allucinato verismo fotografico per allargarsi ad esiti di spiazzante e suggestiva ambiguità compositiva.

Alessandro Spadari

La realtà dietro le cose

2002

tecnica mista su tela

cm. 120x150

Alessandro Spadari, figlio d’arte, è nato nel 1969 a Milano dove si è diplomato con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua prima mostra personale è del 1999.

Il divenire del mondo fisico nelle sue materie più intime e nei suoi paesaggi, in un permanente rimbalzo tra figurazione e forma, gioca ogni allusione e ogni illusione del reale sulla dilatazione sensitiva di un magma liricamente intenso, dove la pittura trova una sua inequivocabile perentorietà di soluzioni.

Nicola Villa

Medusa oggi

2002

tecnica mista su tela

cm. 150x120

Nicola Villa è nato a Lecco nel 1976, dove vive. Al termine degli studi classici si iscrive ad Architettura presso il Politecnico di Milano e nello stesso periodo comincia ad esporre. La sua prima personale è del 1999.

Disseccata, prosciugata d’essenze, ridotta a pura quinta teatrale, a larvale scenografia, la realtà è la traccia metaforica in cui si inscrivono gli enigmi e le contraddizioni dell’esistenza.

 

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