16° Edizione - 2018

“ALTRI PAESAGGI”

La giovane pittura e l’ambiente naturale contemporaneo

Nell’accentuare la propria diversità da altre iniziative premiali a carattere generalista rivolte alla nostra giovane arte contemporanea, il Premio “Morlotti-Imbersago”, destinato a giovani e giovanissimi pittori under ‘35, a partire da questa edizione concentra la propria identità su un “soggetto” antico e insieme contemporaneo come quello del paesaggio e dell’ambiente naturale e umano, intesi nel senso di richiamo forte ai temi dell’ecologia e della difesa ambientale, temi da cui oggi dipende la sopravvivenza stessa del genere umano e del nostro pianeta.

L’intenzione è di promuovere in modo significativo il rispetto e l’amore per il territorio, per l’ambiente e per la natura, incoraggiando giovani e giovanissimi pittori di talento a riflettere su questi temi con il loro lavoro e a interpretarli con spirito di autonomia e di ricerca non effimera, alla luce delle possibilità linguistiche attuali.

Tenendo conto inoltre che paesaggio vuol dire anche paesaggio “interiore” – spazio di relazioni tra la persona e il mondo, nelle sue innumerevoli declinazioni di fantasticazione lirica e di riflessione etica – si intende indagare le diverse sensibilità ambientaliste e i vari repertori espressivi con spirito contemporaneo privo di retorica.

Per segnalare nuove e giovani proposte pittoriche su questi temi, anche l’edizione di quest’anno insiste nel voler esercitare un ruolo di “scandaglio”, con una formula organizzativa pensata per sondare in profondità una fascia di artisti ancora poco o per nulla conosciuti che non abbiano superato i trentacinque anni entro il 31 dicembre 2018, tra quelli che ancora avvertono in modo non generalista la piena vitalità culturale della pittura contemporanea, giungendo così a rivelare ricerche e situazioni modernamente figurative e realmente inedite, fresche, incontaminate.

E dunque, sempre in questo spirito, l’iniziativa si completa con l’invito rivolto a un maestro vivente, cui si allestisce una significativa mostra personale e si attribuisce un Premio alla carriera, come accostamento alle suddette nuove proposte, nell’intento di segnarne la continuità culturale in un confronto stimolante a livello estetico e umano.

1° Premio “Morlotti-Imbersago” assegnato tra i finalisti del concorso della sedicesima edizione che avrà interpretato nel migliore modo i dettati dell’identità e della specificità del premio.

Inoltre un Premio della scuola verrà attribuito dagli alunni della scuola primaria “Antonio Stoppani” di Imbersago dopo un apposito percorso didattico con i loro insegnanti.

La sedicesima edizione del Premio “Morlotti-Imbersago” è promossa dal Comune di Imbersago con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Lecco, del Parco Adda Nord, dell’Ecomuseo Adda di Leonardo, della Fondazione Corrente di Milano e dell’associazione culturale La Semina di Merate. L’esposizione e la premiazione si terranno presso il Palazzo comunale di Imbersago. Le tre opere premiate (Premio Morlotti, Premio alla carriera e Premio della scuola) saranno esposte in permanenza nella Galleria del Premio presso il Palazzo municipale.

L'iniziativa è ancora una volta dedicata alla memoria del grande maestro Ennio Morlotti (1910-1992) che per lunghi anni ha soggiornato e lavorato in questo piccolo centro, ritraendo alcuni fra gli angoli più belli del fiume Adda e imprimendo alla pittura figurativa dei suoi anni una suggestiva espressività evocativa e un largo carattere di ricerca formale. Per questi motivi, nel settembre 1988 il Comune di Imbersago gli ha voluto conferire la cittadinanza onoraria, consegnando nell’occasione al maestro una targa con la seguente dedica: «A Ennio Morlotti, Cittadino Onorario, per aver amato e proiettato in arte il vivere comune ed il bellissimo paesaggio dei nostri luoghi facendoli conoscere a tutta la nazione».

La Giuria


La giuria è composta dai curatori del Premio:
  • Chiara Gatti (critica d’arte)
  • Giorgio Seveso (critico d’arte)
  • Michele Tavola (critico d’arte)

  • e da:
  • Renato Galbusera (pittore, docente all’Accademia di Brera, Milano)
  • Giulio Crisanti (pittore, rappresentante della Pro Loco di Imbersago)
  • Pierangelo Marucco (presidente dell’associazione culturale La Semina di Merate)
  • Mario Sottocorno (collezionista)
  • Giovanni Bolis (commissario Parco Adda Nord)
  • Giovanni Ghislandi (sindaco di Imbersago)

  • Coordinamento e segreteria: Aldo Mari (Pro Loco - Imbersago). Logistica: Comune di Imbersago (LC), via Castelbarco 1. Comunicazione: Virginia Dal Magro.

    L’organizzazione, su mandato dei curatori, inviterà un Maestro vivente, cui sarà attribuito il Premio Morlotti-Imbersago alla carriera e verrà allestita una personale a lui dedicata presso la galleria Leo Galleries di Monza.

    Per partecipare

    L’iniziativa del Premio Morlotti-Imbersago si rivolge ai giovani artisti e agli studenti di Accademie e Scuole d’arte italiane e possibilmente europee genericamente sensibili all’ispirazione poetico-formale indicata più sopra, che non superino i trentacinque anni d’età al 31 dicembre 2018, le cui documentazioni verranno esaminate dalla Giuria che selezionerà tra loro fino a 20 finalisti.
    La partecipazione è gratuita e si articola in due fasi:

    Prima fase. Per partecipare alla selezione è necessario far pervenire entro e non oltre il 31 agosto 2018 al seguente indirizzo Segreteria Premio “Morlotti-Imbersago” via Castelbarco 1 - 23898 Imbersago (Lc) una documentazione comprendente:

    1. la scheda di iscrizione compilata
    2. le fotoriproduzioni di 3 opere stampate a colori che riportino sul retro i seguenti dati per ogni opera: nome, cognome, indirizzo, e-mail, numeri telefonici dell’autore, titolo dell’opera, eventuali note scritte esplicative o di commento.
    3. Le opere cui si riferiscono le riproduzioni non dovranno essere di misura inferiore ai 50x50 cm, né superiori ai 150x100 cm.
    4. Un breve curriculum vitae, ed eventualmente ulteriore materiale informativo che documenti gli studi espletati e la propria attività artistica.
    La mancata o parziale indicazione dei dati richiesti determinerà l’esclusione dalla selezione del concorso.

    Seconda fase. Tra tutte le candidature pervenute, la Giuria selezionerà fino a 20 artisti che saranno ammessi alla fase finale del Premio. A tali artisti selezionati sarà richiesto di inviare immediatamente alla segreteria del Premio (aldo.mari42@gmail.com) via e-mail o wetransfer.com l’immagine dell’opera scelta dalla giuria (ad alta risoluzione adatta per la stampa del catalogo) e di recapitare entro e non oltre il 10 ottobre 2018 l’opera stessa alla segreteria del Premio. Tale opera dovrà essere consegnata personalmente o recapitata porto franco con adeguato imballo riutilizzabile per il ritorno. Altre eventuali modalità, indirizzi e orari verranno comunicati ai concorrenti ammessi e indicati sul sul sito www.premiomorlotti.it. L’opera dovrà pervenire già pronta per l’esposizione al pubblico, munita di attaccaglia, senza cornice e senza vetro protettivo. Si consiglia bordare l’opera con un listello di legno per protezione e finitura.

    Raccomandazione. Si ricorda che per essere ammessa alla selezione finale e alla mostra l’opera non dovrà essere di misura inferiore ai 50x50 cm, né superiore ai 150x100 cm. Le opere su carta dovranno essere riportate su tela intelaiata o supporto rigido.

    Esposizione delle opere e premi

    Le opere dei venti finalisti prescelte a giudizio insindacabile della giuria saranno esposte insieme ad alcune opere del Maestro invitato, in una rassegna collettiva che si terrà presso il Municipio di Imbersago dal 21 ottobre al 4 novembre 2018 con i seguenti orari:
  • sabato e domenica, ore 10.00 - 12.30 e 14.30 - 17.30.
  • giovedì ore 14.30 - 17.30.
  • su appuntamento per visite guidate
  • Premiazione e inaugurazione sabato 20 ottobre 2018, ore 16.00 Sala consiliare Municipio di Imbersago

    Eventuali altre modalità di svolgimento delle manifestazioni o iniziative collaterali verranno comunicate in seguito e saranno indicate sul sito www.premiomorlotti.it I premi:

    Premio alla carriera - Riconoscimento consistente in una mostra personale a cura di Chiara Gatti, Giorgio Seveso e Michele Tavola da allestire presso la Galleria Leo Galleries di Monza in via De Gradi 10, durante l’esposizione del premio Morlotti-Imbersago più la somma di 3.000 € da parte dell’Amministrazione comunale di Imbersago per l’acquisto di un’opera che confluirà nella collezione della Galleria comunale.

    Premio Morlotti-Imbersago: 1.000 € di premio acquisto, oltre all’allestimento di una mostra personale di due settimane nel 2019 presso la galleria “Leo Galleries” di Monza.

    Premio segnalazione della Giuria: 500 € di premio acquisto (“Giulio Reali”).

    Premio segnalazione della Giuria: 500 € di premio acquisto.

    Premio della Scuola: 500 € di premio acquisto della Pro Loco di Imbersago, assegnato con voto espresso dagli alunni della scuola primaria “Antonio Stoppani” a seguito di un iter didattico svolto dai docenti.

    L’organizzazione, oltre ad attivarsi per individuare ulteriori situazioni espositive riservate ai giovani artisti, si riserva la possibilità di aggiungere ai premi citati altri eventuali premi acquisto in denaro. Il Comune e la Pro Loco di Imbersago, pur assicurando la massima diligenza nella custodia delle opere, non si assumono alcuna responsabilità per il rischio di incendio, furto e per qualsiasi altro danno, sia durante la mostra sia durante il trasporto di consegna e di restituzione; resta pertanto facoltà dell’artista assicurare personalmente le proprie opere.

    Ritiro delle opere

    Entro trenta giorni dal termine delle manifestazioni, gli artisti potranno ritirare le loro opere, previo accordo con la segreteria del Premio, concordando il ritiro per corriere con porto assegnato o personalmente. Dopo tale termine, i dipinti non ritirati rimarranno di proprietà dell’organizzazione che deciderà la loro collocazione.

    Accettazioni

    L’iscrizione al Premio comporta la piena accettazione del Regolamento e del giudizio insindacabile della giuria. I partecipanti concedono all’organizzazione i diritti di riproduzione delle opere e testi rilasciati, in particolare per il catalogo, per archiviazione interna, per la pubblicazione sul sito web del Premio o altra forma di comunicazione. Il materiale fotografico e i testi inviati per la selezione non saranno restituiti, ma custoditi presso l’archivio del Premio Morlotti-Imbersago. Il candidato autorizza espressamente l’organizzazione a trattare i propri dati personali ai sensi della legge 675/96 e successive modifiche ai sensi del D. Lgs.196/2003, anche ai fini dell’inserimento in banche dati.
    Copia integrale del Regolamento e scheda di iscrizione possono essere scaricate dai siti www.premiomorlotti.it - www.prolocoimbersago.it o richieste all’indirizzo: aldo.mari42@gmail.com



    Per informazioni

    Coordinamento e segreteria: Aldo Mari aldo.mari42@gmail.com Cell. 339-41.96.641 www.premiomorlotti.it

    Scarica il Regolamento
    Scarica la scheda di iscrizione


    20 ottobre 2018: inaugurazione della sedicesima edizione del Premio "Morlotti-Imbersago"

    Il talento di Ennio Morlotti continua a ispirare il Premio

    «Nel 1951 mi imbattei casualmente nel paesaggio incantevole di Imbersago (…) e quel fascino mi sedusse talmente che mi insediai lì (…) e ricominciai da capo a dipingere dal vero». Così Ennio Morlotti (1910-1992) ricorda gli esordi del suo lungo soggiorno artistico a Imbersago, durato a fasi alterne per circa un decennio fra gli anni’50 e ’60, e insiste in particolare sull’incanto del paesaggio, la vera base del processo creativo che gli ha permesso di realizzare lungo le sponde dell’Adda i suoi quadri migliori. Imbersago rappresenta dunque la cornice ideale per questo straordinario artista, che oltre alle sue opere ha lasciato nella nostra comunità tracce umane e artistiche importanti, che durano vivissime ancora oggi.
    Ed è attorno al concetto morlottiano del paesaggio e dell’ambiente naturale e umano che la sedicesima edizione del Premio di pittura “Morlotti-Imbersago” vuole rendere omaggio al maestro e contemporaneamente sviluppare un tema più che mai di attualità. L’edizione 2018 intende tra l’altro celebrare anche i trent’anni dal conferimento della cittadinanza onoraria, con la targa che lui stesso ritirò in una pubblica cerimonia, non senza commozione, il 25 settembre 1988 davanti al Consiglio comunale: «Comune di Imbersago – A Ennio Morlotti “Cittadino Onorario”, per aver amato e proiettato in arte il vivere comune ed il bellissimo paesaggio dei nostri luoghi facendoli conoscere a tutta la nazione».
    Scriviamo oggi una nuova pagina del Premio dedicata alla giovane pittura e all’ambiente naturale contemporaneo e lo facciamo forti dell’ottima partecipazione di giovani artisti, sia in termini qualitativi che quantitativi. Il merito è senza dubbio di tutti coloro che come sempre si sono impegnati per la migliore riuscita di questa manifestazione, a partire dai curatori e dalla giuria.
    Un doveroso pensiero va anche alla memoria di Giancarlo Vitali, pittore di straordinario talento, vincitore del Premio Morlotti alla carriera nell’anno 2011, scomparso lo scorso 25 luglio nella sua casa di Bellano.
    Imbersago in una fotografia di Tullio Riva
    Vitali fu sinceramente colpito dall’assegnazione del premio intitolato a un artista che aveva sempre stimato. Chiese a Emma, la più giovane dei suoi nipoti, di essere la sua portavoce durante la premiazione svoltasi eccezionalmente nella Torre Viscontea di Lecco il 26 novembre 2011 e ringraziò con le seguenti parole: «Grazie per questo riconoscimento, il primo e l’unico in ottant’anni! Accetto commosso augurandomi che, se Morlotti fosse in vita, ne approverebbe la scelta. Nel ringraziare tutti i promotori del Premio, dedico un ricordo di stima e gratitudine a Domenico Montalto, che al mio lavoro ha sempre guardato con benevola attenzione».
    «La vita continua attraverso la memoria - sottolinea oggi la figlia, Sara Vitali -. Anche per questo con mio padre decidemmo nel 2011 di donare al Comune di Imbersago, promotore del Premio Morlotti, un’opera della raccolta “Le Forme del Tempo”, che riflette su un tempo quasi infinito che ha lasciato segni del suo passaggio attraverso stratificazioni, capaci di parlarci di altri mondi e di altre vite». Un’opera, rimarchiamo noi, che arricchisce la preziosa galleria dei quadri vincitori del Premio, collocata all’ingresso e nella scala principale del Municipio di Imbersago.
    Come di consueto, un sincero ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati per la buona riuscita della sedicesima edizione del Premio dedicato a Ennio Morlotti: la Pro Loco di Imbersago; i curatori Giorgio Seveso, Chiara Gatti e Michele Tavola; Aldo Mari, per l’ottimo lavoro svolto insieme a Nicolò Quirico e Giulio Crisanti; la giuria; la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano (che oltre al patrocinio, ci concederà i propri spazi dal 4 al 10 dicembre 2018 per l’esposizione delle opere in concorso al Premio “Morlotti-Imbersago”); la galleria “Leo Galleries” di Monza; la Fondazione Corrente di Milano; l’associazione culturale “La Semina” di Merate; gli enti patrocinatori (Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, Ecomuseo Adda di Leonardo); la scuola primaria di Imbersago e tutti gli sponsor.
    Giovanni Ghislandi Sindaco di Imbersago Ambrogio Valtolina Consigliere con delega alla cultura del Comune di Imbersago

    ALTRI PAESAGGI

    La giovane pittura e l’ambiente naturale contemporaneo

    Ecco che il cammino del nostro Premio, malgrado difficoltà e problemi contingenti, continua anche oggi per la sua strada senza cambiare rotta, senza voler somigliare a questa o quella istituzione più blasonata o riconosciuta. Da una parte, infatti, continuiamo a puntare su una attività artistica di piena vitalità, capace di non rinunciare sia alla pittura che alla realtà e alla ricerca, giungendo così a incoraggiare linguaggi pittorici modernamente figurativi nel segno di suggestive espressività evocative e di un largo carattere di ricerca formale. Dall’altra, persistiamo nel porre al centro di questo lavoro un ruolo di scandaglio e di incoraggiamento, con una formula organizzativa pensata per sondare in profondità una fascia di artisti giovani, ancora studenti o poco o per nulla conosciuti nell’ambiente artistico, non ancora condizionati dalle spinte speculative di taluni mercanti e galleristi. Giovani, dunque, tra quelli che ancora avvertono una linea di responsabilità etica e poetica nella pittura di oggi, in continuità con il passato.
    Ma cosa intendiamo per responsabilità etica e poetica? Le mode culturali oggi prevalenti spingono genericamente verso “l’arte per l’arte”, cioè verso una pratica artistica autoreferenziale, priva di rapporti reali con le sostanze esistenziali dell’immaginario collettivo e con la realtà della vita; una pratica che impiega linguaggi e modi espressivi gergali, elitari, non di rado volutamente criptici e soprattutto volti più all’ottenimento di un successo di mercato che alla ricerca di un rapporto vero con le cose e con gli uomini. Il nostro atteggiamento, l’identità del nostro Premio, è invece quello di incoraggiare tra i giovani ricerche espressive che tendono a una “arte per la vita”, cioè a un rapporto dinamico e vitale con le realtà dell’esistenza e delle persone, sia nel sociale del mondo che nel privato delle vicende individuali, attraverso forme attuali di linguaggio figurativo.
    Ci siamo posti infatti, in qualche modo, in una linea di continuità con quello che nel 1940 a Milano un gruppo di giovani artisti e intellettuali aveva sostenuto pubblicando il manifesto di «Corrente», omonima rivista e movimento d’arte e cultura. “In arte – scrivevano quei giovani che di lì a poco avrebbero dichiarato il loro antifascismo e avrebbero contribuito alla rinascita democratica del nostro paese – la realtà non è solo la visibilità del reale, ma è la cosciente emozione del reale stesso. Per noi, l’arte deve servire all’uomo, servire proprio come a un meccanico serve una morsa o un tornio, servire alla nostra pace e alla nostra lotta, al nostro pensiero e alla vita.”
    Fateci caso. Basta guardare le vetrine delle gallerie d’arte e dei musei contemporanei, sfogliare qualche rivista, tenersi un po’ aggiornati, per scoprire che invece in questi nostri anni purtroppo in gran parte non è così! Per capire cioè alla prima occhiata, senza essere esperti del ramo, che l’arte contemporanea nella sua quasi totalità sta enormemente accentuando una distanza tra sé e gli uomini, che vistosamente ignora la realtà delle nostre vite, delle nostre consapevolezze, dei nostri gusti e disgusti, dei nostri sogni e timori, per dedicarsi al contrario in modo quasi esclusivo a una imbarazzante autoreferenzialità mescolata alla ricerca del successo commerciale vissuto come propria costante ideologica.
    Nell’accentuare ancora la nostra diversità da altre iniziative rivolte alla giovane pittura contemporanea, quest’anno il Premio ha posto per la prima volta un tema al centro degli inviti. Si tratta di un tema giocato su un genere antico e insieme contemporaneo come quello del paesaggio, che abbiamo inteso nel senso di richiamo forte all’ambiente naturale e umano, all’ecologia e alla difesa della terra, questioni da cui oggi dipende la sopravvivenza stessa del genere umano e del nostro pianeta.
    L’intenzione è difatti concorrere anche noi a promuovere in modo significativo il rispetto e l’amore per il territorio, per l’ambiente e per la natura, incoraggiando giovani e giovanissimi pittori di talento a riflettere su questi soggetti con il loro lavoro e a interpretarli con spirito di autonomia e di ricerca non effimera, alla luce delle possibilità linguistiche attuali. Tenendo conto inoltre che paesaggio vuol dire anche paesaggio interiore, spazio di relazioni tra la persona e il mondo, nelle sue innumerevoli declinazioni e potenzialità di fantasticazione lirica e di riflessione etica.
    Anche per questi motivi il Premio alla carriera che quest’anno abbiamo attribuito a Mino Ceretti appare particolarmente azzeccato. La vicenda di questo nostro maestro milanese infatti – alla fine degli anni 50 giovane protagonista di primo piano del realismo esistenziale e poi pittore di matura e articolata densità culturale – è uno tra i migliori esempi di come la tensione figurale possa articolarsi sul terreno delle forme e della ricerca senza abbandonare mai il senso profondo della pittura.
    I curatori Giorgio Seveso e Chiara Gatti

    IL VERBALE DELLA GIURIA

    Con questa edizione il nostro Premio ha inteso concentrare la propria identità su un “soggetto” antico e insieme contemporaneo come quello del paesaggio e dell’ambiente naturale e umano, vissuti come richiamo forte ai temi dell’ecologia e della difesa ambientale, temi da cui oggi dipende la sopravvivenza stessa del genere umano e del nostro pianeta. L’intenzione è difatti promuovere in modo significativo il rispetto e l’amore per il territorio, per l’ambiente e per la natura, incoraggiando giovani e giovanissimi pittori di talento a riflettere su questi temi. Tenendo conto inoltre che paesaggio vuol dire anche paesaggio “interiore” – spazio di relazioni tra la persona e il mondo, nelle sue declinazioni di fantasticazione lirica e di riflessione etica – si intende indagare con questo tema le diverse sensibilità ambientaliste e i vari repertori espressivi con spirito contemporaneo privo di retorica.
    Sulla base di questi nuovi contenuti, si è riunita sabato 15 settembre u.s. la Giuria della 16ª edizione del Premio Morlotti-Imbersago “Altri paesaggi”, formata da Giorgio Seveso (critico d’arte e co-curatore del Premio), Chiara Gatti (critica d’arte e co-curatrice del Premio), Renato Galbusera (pittore, docente all’Accademia di Brera, Milano), Giulio Crisanti (pittore, rappresentante della Pro Loco di Imbersago), Pierangelo Marucco (animatore dell’associazione culturale “La Semina” di Merate), Mario Sottocorno (collezionista), Giovanni Bolis (Commissario Parco Adda Nord), Giovanni Ghislandi (sindaco di Imbersago) e Aldo Mari (gallerista) con funzioni di segretario. Michele Tavola (critico d’arte e co-curatore del Premio) quest’anno non ha potuto partecipare ai lavori per pressanti impegni professionali.

    LA SELEZIONE

    Dopo approfondite valutazioni e confronti di giudizi, la Giuria ha unanimemente scelto per esporre in mostra le opere di: Cappello Giancosimo di Vaglie (LE), Cheng Yuting studente a Milano di nazionalità cinese, Cosco Carmela di Simeri (CZ), Crisanti Nico di Merate (LC), Cristini Filippo di Milano, Dal Magro Virginia di Milano, Dong Siwen studentessa a Milano di nazionalità cinese, Fabiani Daniele di Berzo Inferiore (BS), Fella Debora di Milano, Galimberti Riccardo di Osnago (LC), Garolla Riccardo di Varese, Giagnacovo Matteo di Cesano Maderno (MB), Lambrugo Giacomo di Carate Brianza (MB), Lavagnini Gloria Veronica di Appiano Gentile (CO), Locatelli Giulio di Bergamo, Longone Michela di San Donato Milanese (MI), Nelli Giulia di Milano, Pitaccolo Gianluca di San Michele al Tagliamento (VE), Pometti Maurizio di Catania, Prencipe Leonardo di Lecco, Zaffarano Gaia Lucrezia di Sesto San Giovanni (MI), Riva Andrea Giotto Maria di Imbersago (LC).

    I PREMI

    La Giuria ha poi deliberato all’unanimità di assegnare il Premio alla carriera, consistente in un premio acquisto di 3.000 euro offerto dall’Amministrazione Comunale di Imbersago, al maestro Mino Ceretti di Milano, già dalla fine degli anni 50 giovane protagonista di primo piano del realismo esistenziale e poi pittore di matura e articolata densità culturale. Come di consueto, la galleria Leo Galleries di Monza allestirà nei primi mesi del 2019 una sua personale curata da Giorgio Seveso e Chiara Gatti.
    Il Primo Premio per gli artisti under 35, premio acquisto di 1.000 euro oltre una mostra personale da svolgersi nel 2019 presso la galleria Leo Galleries” di Monza, è assegnato all’opera “Carte d’Ombra” di Debora Fella (Milano). I tre Secondi Premi ex aequo della Giuria, premi acquisto di 500 euro, sono assegnati all’opera “Né gli alberi si scorgono tra loro” di Filippo Cristini (Milano), all’opera “Ritratto di sconosciuto” di Virginia Dal Magro (Milano), all’opera “Paesaggio” di Matteo Giagnacovo (Cesano maderno) - Premio in memoria di Giulio Reali. Un quarto premio acquisto di 500 euro, offerto dalla Pro Loco di Imbersago, verrà assegnato al termine dell’esposizione dalla giuria scolare coordinata dai docenti della scuola primaria “A. Stoppani”.
    Nel concludere i lavori, la Giuria ha tenuto a sottolineare in modo assolutamente non rituale l’interessante crescita di livello qualitativo raggiunto in generale da tutti i partecipanti di questa edizione, possibile segnale di una ripresa d’interesse delle nuove generazioni artistiche per i valori più specifici della pittura e incoraggiamento agli organizzatori nel proseguire il cammino.

    PREMIO MORLOTTI-IMBERSAGO

    Premio alla carriera

    Mino Ceretti vincitore del Premio alla carriera
    Dipingere è complicato Intervista a Mino Ceretti, Premio alla Carriera 2018 a cura di Chiara Gatti, Giorgio Seveso e Aldo Mari Parlando di giovani oggi e “giovani che furono giovani” un tempo, lei che è stato un giovane del realismo esistenziale, a metà degli anni Cinquanta, quale differenza trova fra l’ambiente artistico di allora e i giovani di adesso, con tutto il loro contesto?
    La continuità esiste: tutti frequentano Brera e questo significa che il fascino persiste. Ma i problemi sono abissali, ora come allora. Un tempo noi siamo stati costretti a fare i conti col dopoguerra con ciò che esso trascinava con sé. Eravamo gente che aveva vissuto l’adolescenza in tempo di guerra, aveva vissuto l’ultimo fascismo, quello particolarmente feroce, aveva conosciuto i partigiani e poi la ricostruzione e le sue conseguenze in termini di documentazione degli eventi: i campi di concentramento e la bomba atomica, episodi le cui notizie esplodevano nelle coscienze; negli scritti, nei testi, c’era un’implicazione di questi avvenimenti, da cui sgorgarono problemi che ebbero una forte presenza nel nostro immaginario e soprattutto nell’etica. Eravamo ragazzi che spalancavano gli occhi di fronte al disastro che era avvenuto e ci chiedevamo come mai fosse accaduto e ci avesse travolto in quel modo. Queste cose erano presenti, vivide. L’attualità è tutta un’altra questione. Oggi trionfa la tecnologia, la socialità, la globalizzazione che spingono la riflessione in altre direzioni; sul fondo, magari, alcune cose del passato permangono: la domanda “chi è quest’uomo?” è sempre presente, ma tocca altri sviluppi, altre rappresentazioni, molto evidenti nella ricerca dei giovani d’oggi.

    Dal punto di vista della pittura, voi avevate davanti agli occhi la grande stagione del realismo, una pittura di rappresentazione e di impegno; mentre, dall’altro lato, sorgeva l’informale, con una serie di stimoli e influenze che si presentavano alla vostra scelta. Secondo lei, i giovani che oggi riconoscono una continuità con la tradizione della pittura, con quali esempi vicini devono misurarsi, per decidere se accettare o respingere certe soluzioni?
    Qualche anno fa, uno studente di Brera scrisse una tesi che affrontava proprio un argomento simile. Il rapporto con esempi del passato. Lui parlò, nello specifico, anche di realismo esistenziale. Ma ne trasse una conclusione particolare. Osservò i trascorsi con nostalgia. E la nostalgia nasceva dal fatto che, nel dopoguerra, le esperienze vissute dai giovani erano vere, intense, sofferte, rispetto all’attualità dispersiva, leggera, effimera, non individuabile, difficile da afferrare e da discutere.

    Intende dire che ora mancano i modelli?
    I modelli ci sono, ma sono altri. Nella pittura, tanti guardano ancora a Basquiat che è diventato ormai un riferimento; oppure agli artisti pop che hanno dilagato, dimostrando che la tecnologia, la ripetitività, l’ironia intorno all’estetica delle cose poteva essere utilizzabile. Un modello è certamente quello della fotografia come suggerimento immaginativo di qualcosa che può essere utilizzato introdotto e manipolato. Ma non è certo una novità. Già negli anni Cinquanta era importante. Bepi Romagnoni l’aveva usata in modo molto personale, trasformando l’immagine fotografica, portandola all’interno di una macchinazione delle forme che suggeriva e diventava altro perché sotto c’era sempre la fotografia come base e spunto. Anche per Gianfranco Ferroni, sotto alle sue composizioni fiamminghe, emerge il dato fotografico. La fotografia appartiene, come diceva Benjamin, alla riproducibilità. Perché mai mettersi a studiare la forma della figura con la matita e il carboncino, quando attorno a noi siamo già pieni di figure suggerite, predisposte da un obiettivo? Il discorso fece discutere la nostra generazione, ma mi rendo conto che oggi sia forse superato. Bisogna attingere a modelli ancora più recenti. Che tuttavia scarseggiano.

    Il nostro Premio Morlotti-Imbersago quest’anno si presenta con un livello alto rispetto al passato e un ritorno di qualità e ricerca sul segno e sul linguaggio stesso della pittura e sulla costruzione dell’immagine. La pittura vive e lotta insieme a noi?
    Il problema attorno ai processi tecnologici che oramai modificano il nostro rapporto con l’immagine può esser risolto con questo ritorno alla pittura. Altro problema è il rapporto con la concettualità dell’arte povera e affini. Davanti alla collezione di François Pinault per esempio rimango sempre perplesso. Mi stupiscono i colpi geniali del contemporaneo, ma capisco che appartengono a un altro mondo e non al discorso attorno alla pittura. Non è giusto metterli insieme. Credo sia arrivato il momento di separare alcuni aspetti; da Duchamp in poi, i sentieri si sono divaricati. E la pittura vive comunque, anche se il gesto duchampiano è stato dirompente e ha trascinato con sé gli sviluppi dell’arte odierna. Perciò, sentire che c’è un ritorno alla qualità del segno, della materia o del colore mi rincuora.

    Non ha l’impressione che l’atteggiamento di polemica e di rottura che era alla base, per esempio, del surrealismo o del dadaismo, sia diventato paradossalmente la nuova accademia, un nuovo modo di essere dell’artista di sistema che si trova dentro al meccanismo delle cose? Chi ama la pittura e crede in un lavoro autonomo, veste i panni di colui che si oppone. Stare dentro la pittura significa essere contro il sistema attuale?
    Mentre nei bar di Brera le chiacchierate vertevano sugli aspetti della retorica fascista, c’era chi, come noi, si sentiva finalmente libero di impostare la cosa in modo diverso. Io, che venivo dall’esperienza adolescenziale della guerra e dalle sue conseguenze, non ero interessato al gioco della rappresentazione, non era attraente rispetto al peso che portavo dentro. Era interessante, ma non mi attirava. Mi attiravano invece problemi che urgevano in un altro modo; leggevo certe cose, guardavo quello che accadeva in ambito esistenzialista. Lì avevo trovato gli interrogativi che avvertivo essere personali, mi intrigavano, mi tiravano dentro. Nel 1952 a Parigi, dove tornai poi nel 1958 con Romagnoni, i quadri cubisti sferrarono ai miei occhi un colpo di grande effetto; mi colpivano tante cose diverse che stavano insieme nella formazione di un ragazzo di vent’anni. Tutto questo per dire che il sistema è sempre coercitivo, l’accademia è senz’anima. E chi si oppone può farlo armato anche di pittura, purché sia libera di esprimersi, di rompere gli argini. Cosa che si può tranquillamente fare ancora adesso, mentre le “star” del contemporaneo perdono tempo a spettacolarizzare il nulla.

    Infatti, lei scelse la pittura, mentre Manzoni sigillava la merda in scatola.
    Quella era una trovata. La pittura è un destino. Cosa si andava a fare a Brera, con Morlotti, Cassinari o Carpi, che era persona meravigliosa, eletto direttore per acclamazione, se non per trovare nella pittura un nuovo alleato? Tuttavia Brera, nelle cui aule trascorrevamo tutti i pomeriggi a lavorare, esercitò su di noi una sorta di protezione. Ci mantenne lontani dalle lusinghe del superfluo.

    Il tema scelto per il Premio di quest’anno ruota attorno al paesaggio naturale e umano, come riferimento di fondo, specchio di un sentimento, di un ritorno alle origini. Abbiamo chiesto ai ragazzi di riflettere su questo.
    Anche io ho dipinto molti quadri il cui titolo è Natura domestica. Fin dall’inizio degli anni Settanta, ho sempre viaggiato all’interno di alcuni problemi che ho tradotto in paesaggi interiori. In caserma, per esempio, durante il servizio militare, mi impressionavano le immagini rubate alle cucine. Il pollo, la baracca, i fili di ferro mi sembrava potessero esprimere molti più contenuti importanti per lo spirito dell’uomo rispetto ai classici racconti militari. Negli anni Ottanta la stessa natura orfana è diventata una figurazione organica. È stato un passaggio di stato che la pittura ti concede sempre. Quando si comincia a dipingere, si parte con decisione, poi ci si ferma, si ricomincia, si produce, si torna indietro, si cancella, si medita, si riparte. Perché lo si fa? Perché il nostro tempo è questo, produce novità quotidiane e noi siamo in crisi continua. Viviamo la bidimensionalità non come un limite, ma come un lasciapassare per la profondità. Pensando al famoso doppio cono visivo, come nel capolavoro di Diego Velázquez Las Meninas, si percepisce la presunzione fantastica della pittura: immortalare il “qui” insieme all’altrove. Questa cosa rappresenta una sollecitazione continua dello sguardo. Si lavora su una superficie, che è un piano, con riferimenti ortogonali, usando il colore, il segno e si producono effetti di affondo in prospettiva. Qui c’è tutta la ricchezza della pittura e il genere del paesaggio, comunque lo si intenda, è il contenitore migliore all’interno del quale esercitare questa estrema difficoltà che mette alla prova la tecnica e lo spirito più di qualsiasi altro mezzo espressivo, perché dipingere è complicato.

    Perché si dipinge dunque? Lei perché lo fa?
    La storia di un pittore è tutta qui. In questa sua complessità, nel vivere la propria crisi, di tempo in tempo, interessato a capire cosa avviene nella sua operatività. Il rapporto con la superficie è sempre problematico, soprattutto in questi ultimi decenni in cui la pittura sembra una cosa sorpassata. Perché si dipinge? Questa domanda diventa essa stessa un problema. Bisognerebbe chiedere a chi lo pratica. “Perché lo fai?”. Io ho sempre risposto che per me era una pulsione, una sorta di stimolo e di spinta intima che mi portava a manifestare nelle immagini il profondo. Visti i traumi subiti, la nostra generazione crebbe fiduciosa; e la pittura è un atto di fiducia, operativo ed espressivo, irrinunciabile. È una esigenza di cui ti appropri in modo deciso. Nessuno ti obbliga. Appena entri dentro il suo mondo, non ne esci più. È una necessità che ti trascina in modo tale da diventare la tua vita, le tue ragioni, le tue possibilità.

    Per trovare una conclusione dedicata ai nostri giovani. Si sentirebbe di dare un consiglio a un pittore che decide di affrontare questa difficoltà della pittura?
    Proseguire a testa bassa. È talmente radicato in noi un bisogno come questo, è un pozzo pieno di evenienze, che merita di essere espresso. Non solo con la tecnica, ma col racconto che – quando ha un valore universale – è inarrestabile.


    (Milano 18 settembre 2018, conversazione tra Mino Ceretti, Chiara Gatti, Giorgio Seveso e Aldo Mari. Trascrizione di Chiara Gatti)
    Natura domestica, 1970 Olio su tela,100 x 100 cm

    PREMIO MORLOTTI-IMBERSAGO

    Giovani Artisti Under ‘35

    Debora Fella
    Debora Fella: un sentimento dell’immagine tra icona, lirismo e racconto C’è un po’ dell’amore ossessivo e incantato che Giorgio Morandi portava alle sue immobili bottiglie in questa singolare scelta d’immagine che Debora Fella viene compiendo nel suo ancor giovane ma già sicurissimo mestiere di pittrice narrante, fino in fondo abbandonata al gusto dell’iterazione e del lieve spostamento delle invenzioni, nel turbine delle figure che si posano e si moltiplicano tra le sue mani. Si tratta di un gusto felpato, liricamente sommesso, clamorosamente silenzioso, affabilmente concentrato in una sorta di serialità gentile, di ripetizione tenera ma sostenuta, pungente ma nostalgica, minimalista ma perseverante e ricca di racconto, lungamente elaborata. Si tratta di volti, di maschere e teatrini sospesi e sorpresi, espressioni e apparizioni, alberi desolati, colline d’ombra lunare, stanze di silenzio, campanili enigmatici, paesaggi e panorami evocati sulle carte come oleografie tratte dall’immobilità elegiaca di una miniatura da vecchio medaglione della nonna. O come riferiti al ricordo di minuscole acqueforti da cornice gozzaniana, alle atmosfere polverose e sognanti di un «Piccolo mondo antico» del Fogazzaro.
    Quanto questi riferimenti (Morandi compreso) stiano poi davvero nelle radici e nelle trame di questo suo fantasticare minuzioso è ancora da vedere. Certo è che l’evocazione resiste, che le atmosfere funzionano, che la magia del racconto non detto ma suggerito si compie miracolosamente, semplicemente, suggestivamente in ognuna di queste sue radiografie dell’ambiguo e dell’inafferrabile, di queste sue caselle capaci di nominare – e farci vivere – straordinarie, meraviglianti, microscopiche epifanie iconiche. Resiste eccome.

    E che sia un polveroso album di famiglia ritrovato in un cassetto dimenticato, a disvelare sguardi enigmatici e un poco fané, o che sia un gioco fervido e assorto della fantasia a mescolare e inseguire minimi panorami di déjà vu dei paesaggi, mosaici ricomposti di cartoline dell’anima, ordinate tessere di una collezione. O che sia, ancora, il caos calmo del chiaro e dello scuro, il raggiungimento compatto di una luminosa sodezza plastica nel colore-non colore che si addensa come punto generante della realtà con tutta l’emozione filtrata dalla memoria del vero e dalla natura... Che sia tutto questo o altro ancora, si tratta qui di una vera e propria, suggestiva immersione nel sentimento. Si tratta di un continuo calarsi dentro la complessità del referente naturale, nel grembo di una realtà reinventata, a cercare il momento germinante, il grumo originario che sta nascosto dentro le cose. A cercare quel grumo che si chiama poesia.
    In questi piccoli fogli alla polvere di grafite, fusaggine e ardesia, si ricompone il territorio più intimo e geloso della visione fantasticata di Debora. Una visione – dicevo – di nostalgie indicibili, di un’idea del tempo e del suo doppio onirico che scorre nelle minime variazioni del segno e, appunto, del sogno. Una visione che si abbandona ad occhi socchiusi pure al fascino dei simbolisti, al profumo di Odilon Redon o alle inquietudini da febbre congelata di Kubin, senza negarsi neppure al profumo della fotografia in bianco e nero, ai grigi luminosi e mitici delle foto di una volta. La figura e la natura, qui, come “genere” del mostrare il cuore delle cose, non hanno timidezze nello svelarsi sentimento primo, anche se malinconico, dell’icona, gusto dello struggimento appassionato, amore limpido per la pittura d’atmosfera.

    Giorgio Seveso
    Carte d’ombra, 2018 dettaglio Ardesia, graffite, carbone e olio su carta e tavola, 132 x 97 cm

    Debora Fella

    1° Premio

    È nata nel 1990 a Milano; conseguita la Maturità Artistica presso il Liceo Boccioni di Milano, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e nel 2015 consegue il Diploma Accademico di 2° livello in Pittura. Attualmente insegna Discipline Pittoriche al Liceo Artistico Preziosissimo Sangue di Monza.
    Carte d’ombra, 2018 Ardesia, graffite, carbone e olio su carta e tavola,132 x 97 cm
    Matteo Giagnacovo, Virginia Dal Magro e Filippo Cristini con Elisa Reali e il Sindaco Giovanni Ghislandi

    Filippo Cristini

    2° Premio ex aequo

    Nato a Erba in provincia di Como, nel 2012 si laurea in Filosofia. Dal 2015 si dedica completamente alla pittura esponendo le sue opere in mostre personali e collettive.
    Né gli alberi si scorgono tra loro, 2017 Olio, smalti, colla e stucco su tela,100 x 120 cm

    Virginia Dal Magro

    2° Premio ex aequo

    Nata nel 1994 a Milano, si laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente vive e lavora. Il suo lavoro consiste nell’indagare le conseguenze della perdita di memoria analizzandone il processo di dematerializzazione dei tratti somatici dovuto al passare del tempo, fino al completo annientamento della forma, lasciando solo la sensazione che essa ha provocato in lei.
    Ritratto di sconosciuto, 2017 Tecnica mista su tela,120 x 100 cm

    Matteo Giagnacovo

    Nato nel 1986 a Milano, si diploma nel 2017 in Pittura presso la cattedra del maestro Stefano Pizzi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dal 2012 collabora con lo Studio Cannaviello di Milano.

    Giancosimo Cappello

    Nato nel 1997 a Fasano (BR), ha terminato il Liceo Scientifico Banzi Bazoli di Lecce; nel 2016 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano dove attualmente frequenta il terzo corso di Pittura.
    I vincitori e i finalisti del Premio “Morlotti-Imbersago” 2018
    Scarica il testo completo del catalogo della sedicesima edizione 2018 del Premio "Morlotti-Imbersago" (formato pdf)
     

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