Ennio Morlotti – (Lecco, 1910 – Milano, 1992)


Ennio Morlotti nasce il 21 settembre del 1910 a Lecco.
E’ il terzo di cinque figli, suo padre è un invalido di guerra mentre la madre è maestra; la famiglia per parte di padre è di origini bergamasche
Nel 1917 entra nel collegio Paolo Angelo Ballerini di Seregno dove rimarrà fino al 1922. Dal 1923, per mantenersi, concilia lavoro e apprendistato artistico. Dapprima lavora come contabile in un oleificio, in seguito sarà impiegato nel colorificio Gandola di Lecco e poi in una fabbrica meccanica. Intanto studia arte antica nelle chiese e nei musei e inizia a interessarsi all’arte contemporanea.
Nel 1936 si iscrive all’Accademia d’Arte a Firenze e si appassiona alla pittura di Piero della Francesca, Masaccio e Giotto; su quest’ultimo discute la sua tesi in Storia dell’Arte e ottiene 110 e lode.
Tra il 1937 e il 1938 ritorna a Lecco dove resterà pressoché improduttivo per quasi due anni. Quasi tutte le opere prodotte allora saranno, in seguito, distrutte da Morlotti stesso. Nel 1939 esegue la pittura murale “Processione del Corpus Domini” nella chiesa degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi a Germanedo di Lecco. Poco dopo l’ultimazione del lavoro, Aldo Carpi gli fa avere una borsa di studio.
Nel 1939 soggiorna per un breve periodo a Parigi dove entra in contatto con i grandi protagonisti dell’arte Europea, da Cézanne al Fauvismo e all’Espressionismo di Soutine e di Rouault.
All’ExpositionsUniverselles de Paris vede l’opera di Picasso, Guernica, rimanendone fortemente impressionato.


Al suo ritorno in Italia si trasferisce a Milano e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Entra a far parte del gruppo degli artisti di Corrente stringendo amicizia con Ernesto Treccani, Aldo Badoli, Bruno Cassinari, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu e Italo Valenti. Del gruppo fanno parte anche i critici De Grada, Valsecchi e De Micheli, nonché poeti e scrittori come Salvatore Quasimodo ed Elio Vittorini.
Nel 1942 si ritira a Mondonico ed esegue una serie di “Paesaggi”.
Nel 1943 è richiamato al servizio militare a Como, poi in un battaglione di Villa Literno (NA). Con Bruno Cassinari ed Ernesto Treccani espone alla Galleria della Spiga e Corrente; redige con Treccani il “Primo Manifesto di Pittori e Scrittori”, che verrà pubblicato solo nel 1946, perché la polizia ne sequestra le bozze.


Nel 1944 si ammala di malaria e ritorna a Lecco (dove poi resterà un mese in ospedale) percorrendo tutta l’Italia a piedi e con mezzi di fortuna. L’anno successivo, nel 1945, si sposa con Anna.
Nel 1947 Lionello Venturi gli fa avere una borsa di studio per due anni a Parigi. Morlotti ottiene che la borsa di studio venga estesa anche a Renato Birolli. I due artisti vivono insieme in uno studio poverissimo, ma mentre Birolli lavora molto, Morlotti non riesce a combinare quasi nulla. Dopo due mesi, deluso e amareggiato, lascia Parigi e fa ritorno a Milano, portando con sé una messe di esperienze visive.
Ha infatti conosciuto Picasso e visitato l suo studio; ha incontrato Braque, Dominguez De Staël e, di sfuggita, Sartre e Camus.
A Milano, intanto, si apre la “Prima Mostra del Fronte Nuovo delle Arti”.

Nel 1948 con gli artisti del Fronte è invitato alla XXIV Biennale Internazionale di Venezia, ma entro breve tempo il sodalizio si scioglierà. Dopo la scissione aderisce con Birolli e Cassinari al “Gruppo degli Otto” di Lionello Venturi.
Nel 1951 Morlotti racconta: “Nel ’51 mi imbattei casualmente nel paesaggio incantevole di Imbersago… di colpo mi ricordai le colline di Mondonico, che avevo completamente dimenticato, e quel fascino mi sedusse talmente che mi insediai lì, e lì ricominciai daccapo a dipingere <dal vero>… io penso che a Imbersago comincia la mia storia: meglio la conoscenza di una mia storia”.
A metà degli anni Cinquanta nascono i grandi “Adda”. A questo punto Morlotti ha scelto la via dell’Informale.


Tra il 1959 e il 1960 soggiorna a Londra e in Scozia. Nel decennio successivo si dedica ai due cicli storici degli “Ulivi” e dei “Cactus”, dipinti a Bordighera.
Nel 1962 è invitato di nuovo alla Biennale di Venezia dove sarà premiato ex aequo con Giuseppe Capogrossi.
Partecipa al VII Premio Modigliani di Livorno nella mostra “Aspetti della ricerca informale in Italia fino al 1957” presentata da Maurizio Calvesi. Riceve un riconoscimento al Dunn International Award 1963.
Nel 1964 ha una personale alla Galleria Odyssia di New York, con la duplice presentazione di Douglas Cooper e Francesco Arcangeli.
Nel 1970 espone con Morandi alla Galleria Il Milione a Milano, presentato da Roberto Tassi. Quindi è alla Marlborough di Londra con presentazione di D.Sutton. Siamo al 1974 e Morlotti espone a Palazzo Reale a Milano, nell’ambito della Mostra “Cinquant’anni di pittura italiana nella collezione Boschi-Di Stefano”.
Inizia a lavorare a un gruppo di “Teschi” in ricordo dell’amico Francesco Arcangeli.

Partecipa anche alla mostra “Aspetti del Naturalismo Lombardo: da Gola a Morlotti” a Villa Manzoni, a Lecco.
Nel 1987 espone alla mostra Informale in Italia al Kunstmuseum di Lucerna, mentre Palazzo Reale, a Milano, gli dedica una grande Antologica.
Nel 1991 la Banca Briantea allestisce a Merate, Palazzo Albini, la mostra “Morlotti, oli e pastelli”, curata da A.C. Bellati.
Viene invitato a Stoccolma nell’ambito della mostra “Bildlyrik from Italien. Il miraggio della liricità, Arte astratta in Italia”.
Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1992 si spegne nella sua casa di Milano.
Raffaele De Grada ricorda l’amico in un commovente articolo apparso sul Corriere della Sera dal titolo “Il paesaggio dell’anima”.
Nel 1996 il Comune di Imbersago dedica all’artista il “Premio Morlotti”, tutt’oggi esistente.