LA DILUIZIONE DELLA REALTA’

Tempo di verità parallele: dov’è finito il reale vero per tutti?

19° Premio Morlotti Imbersago

Si vive oggi una sorta di perfida condizione distopica che invade il nostro comune sentire, già da tempo pericolosamente attiva ma incrementata esponenzialmente dai progressi informatici, dalla crescita travolgente della telematica e dell’intelligenza artificiale. Una condizione che attiene alla percezione stessa della realtà, di ciò che è vero o falso tra le cose che accadono, delle verità parallele che coesistono simultaneamente. Dalla televisione alla sfera internet e social, dai giornali al cinema e all’editoria si direbbe difatti che non esista più una realtà reale, una verità inoppugnabile, vera per tutti. E ovviamente non c’en- tra la relatività cui è sottoposta ogni lettura delle cose e ogni punto di vista in base a luoghi, culture, esperienze diverse. La diluizione che investe oggi la realtà è qualcosa di più generale e universale.
Qualcosa che si riassume nel fatto che ogni dato, ogni notizia, ogni posizione appare passibile d’esse-
re falsificata, trasformata nel suo contrario, al punto da portare a credere una cosa piuttosto che un’altra.
Si tratta di uno svuotamento oggettivo di credibilità, di una sfiducia indotta in ciò che pure si vede con gli occhi, qualcosa che potrebbe essere vero ma potrebbe anche essere stato manipolato e volgersi nel suo contrario.
Mai nella storia dell’umanità si era determinata una tale incertezza generale, una tale mancanza di oggettività condivisa!
Solo la cultura può tentare di mettere un freno a tutto questo. Solo gli approfondimenti dovuti a un adeguato spirito critico possono rallentare e svelare questa deriva della percezione.

E la sfida è aperta, perché le suggestioni dell’arte, come particolarissime “culture” dell’immaginare e dello svelare, possono avere un loro ruolo attivo straordinario nel provare a ricostruire la verità oggettiva del reale. Immaginiamo forme, segni e immagini che tentino di riflettere e interpretare questo stallo distopico della fattualità del mondo.
Invitiamo a partecipare giovani artisti, dunque, tra quelli che intendono praticare una linea di responsabilità etica e poetica nella pittura di oggi, in continuità con il passato. Ma che s’intende con questo? Le mode culturali oggi prevalenti spingono genericamente verso una sorta di “arte per l’arte”, cioè verso pratiche artistiche autoreferenziali, prive di rapporti reali con le sostanze esistenziali della realtà e della vita: pratiche che impiegano quasi esclusivamente linguaggi e modi espressivi gergali, elitari, non di rado volutamente criptici e volti soprattutto più all’ottenimento del successo di mercato che a un vero rapporto con le cose e con gli uomini. L’identità del Premio “Morlotti-Imbersago” è invece quella di incoraggiare tra i giovani ricerche espressive che tendano a una “arte per la vita”, cioè a un rapporto dinamico e vitale con l’esistenza delle donne e degli uomini, sia nel sociale del mondo che nel privato delle vicende individuali, attraverso forme attuali e innovative di linguaggio prevalentemente figurale.